Per Confagricoltura produttori penalizzati

24_01NUOVA11La Confagricoltura chiede approfondimenti scientifici e scelte uniformi sulla norma emanata il giugno scorso, che ha fatto scattare l’obbligo di adeguare le etichette dei vini alle norme sulle indicazioni degli allergeni previste nel regolamento UE n. 1266/2010 (direttiva 2007/68/CE).

“I vini prodotti e/o imbottigliati a partire dall’1 luglio 2012 – spiega Chiara Azzali, Presidente della Sezione Vitivinicola di Confagricoltura Piacenza – devono riportare in etichetta l’eventuale presenza di allergeni ancora residui nel prodotto”. I vini che contengono residui di derivati da latte e/o uova (in quantità superiore a 0,25mg/l) come conseguenza delle operazioni di chiarificazione devono esplicitare sull’etichetta, oltre alla frase “contiene solfiti” anche le altre diciture sui derivati del latte e delle uova come ad esempio: “contiene uovo”, “contiene proteine dell’uovo”, “contiene lisozima da uovo od ovoalbumina”; “contiene latte”, “contiene derivati del latte”, “contiene caseina del latte”.

Gli addetti auspicano che queste indicazioni possano un domani venire sostituite da simboli e pittogrammi per evitare di tradurre le diciture nelle lingue dei Paesi dove il vino è commercializzato. La normativa è frutto di un lavoro scientifico che ha consentito, in passato, di escludere con certezza l’allergenicità di alcuni distillati realizzati a partire da materie prime allergeniche (come il grano o frutti secchi con guscio).

“Per alcune sostanze impiegate nella produzione del vino le evidenze scientifiche sono state diverse – spiega Azzali -. Le nuove norme sono riferite alla presenza nei vini di residui di albumine e caseine, come conseguenza delle operazioni di chiarificazione”. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), sulla base della documentazione scientifica e delle ricerche disponibili, non ha potuto, ad oggi, escludere con certezza la presenza nel vino di residui di albumine e caseine in grado di provocare reazioni avverse, pur deboli, in soggetti allergici a latte e uova” afferma Chiara Azzali secondo la quale, “di conseguenza, la Commissione europea ha adottato un approccio prudenziale e al contempo pragmatico”.

“Come Confagricoltura -ha proseguito-, abbiamo chiesto ulteriori approfondimenti perché, in altri Pesi, studi più approfonditi hanno escluso l’allergenicità dando seguito a scelte normative diverse. In Canada, ad esempio, per il Dipartimento federale per la salute, l’uso di prodotti enologici ottenuti dal latte e dall’uovo non conduce necessariamente all’obbligo di indicarne la presenza in etichetta perché, dopo una revisione completa dei dati scientifici disponibili, anche quando i prodotti enologici, essenzialmente chiarificanti, derivati da materie allergeniche, sono utilizzati, i loro residui proteici sono assolutamente inoffensivi, specialmente se i vini vengono trattati con adeguati cicli di filtrazione e solo i vini non filtrati si trovano, quindi, a subire la disposizione che in Europa è generalizzata. Anche in Svizzera sono state adottate norme analoghe a quelle canadesi”.

“Lungi dal voler esporre a rischi i consumatori, vorremmo che la problematica fosse approfondita e che, alla luce di considerazioni scientifiche ed inequivocabili, i diversi Paesi adottassero una linea comune perché, ad oggi, questa nuova indicazione in etichetta, oltre a costituire un costo aggiuntivo per le aziende, frenerà ulteriormente i consumi. Tanto è vero – conclude la presidente della sezione vinicola della Confagricoltura di Piacenza – che molti produttori stanno ricorrendo a tecniche di chiarificazione alternative ed abbiamo inoltrato all’Ausl richieste d’indicazione sulle corrette modalità di smaltimento dei prodotti chiarificanti che abbiamo in cantina e che non intendiamo utilizzare”.

 

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