Veneto regione di biscotti e pandoro, vini, dolci e gelato artigianale

Il Veneto ha una parte di grande rilievo nell’arte bianca italiana per una somma di peculiarità. Storicamente, per il ruolo interpretato da Venezia, in bilico anche nel dolce tra cucina nobile e tra­dizione contadina, tra sapo­ri d’oltremare e di terrafer­ma.

I biscotti amarettoni della foto in alto, specialità di Padova, hanno gli stessi ingredienti del cosiddetto dolce del Santo, – mandorle armelline, mandorle sgusciate e tritate, zucchero, canditi di arancia, albume di uova – ma la forma è a biscotto.

biscotti amarettoni

La biscotteria del veneto è eloquente: baicoli, frìtole, zaleti, bussolai, cui vanno aggiunti, particolarità nella particolarìtà, i dolci della tradizione ebraica.

Venezia è, tra l’altro, la città dei caffè, dallo storico Florian al mondano Harry’s Dolci.

 Il Veneto regione dolce in chiave attuale, per la straordinaria realtà del Pandoro, che contende al Panettone il primato natalizio e che ha già fatto di Verona il principale polo dolciario nazionale, accennando solo alla realtà del tiramisù, dolce ‘moderno’ per eccellenza, veloce e speciale quando fatto in casa, gradevole anche in versione industriale, ormai cittadino del mondo.

Veneto, regione dolce, allargando lo sguardo, per la variegata ricchezza del suo territorio, dalle Dolomiti bellunesi al delta del Po, in una varietà di ingredienti che spazia dalle castagne alla farina gialla, dalle mele alle giuggiole, per arrivare infine ai colli -Verona e i Lessini, Vicenza e i Berici, Padova e gli Euganei, Treviso e il Montello – e alla loro specifica ricchezza di vini dolci, dal Recioto di Soave al Torchiato di Fregona.

Caratteristica di tutta la regione è l’attaccamento alla tradizione, al dialetto come alle dolcezze di un tempo: la pinza o la putana, fatte in casa con farina bianca e gialla, mele e frutta secca, o la fugassa, che si trova sui banchi dei fornai, dalla pasta morbida e lievitata, da inzuppare nel vino dolce.

Il gelato artigianale del Cadore

Nella storia delle valli bellunesi la seconda metà dell’Ottocento è registrata come un periodo di crisi economica sen­za precedenti. Languendo le tradizionali attività – miniere, segherie, ferriere – molti furo­no costretti all’emigrazione, prendendo la via delle città del Nord, alcuni improvvi­sandosi venditori ambulan­ti di caldarroste e mele cara­mellate.

Quelli che fecero di questa attività saltuaria una vera professione si trovarono col tem­po nella necessità di proporre anche un prodotto estivo. Viste le risorse locali, avvia­rono la produzione di gelato.

gelato artigianale del Cadore

Da dove abbiano appreso la tecnica non è dato sapere, forse da Venezia, forse dai paesi d’oltralpe, fatto sta che l’iniziativa ebbe successo sia per l’abbondanza di otti­me materie prime come il latte, la pan­na, le uova, i frutti di bosco, sia per la disponibilità di neve e ghiaccio natu­rali, e di luoghi naturalmente refrige­rati anche d’estate come grotte e acqua di torrente.

Gelatieri artigianali di Val di Zoldo

All’epoca, il gelato veniva preparato in apposite tinozze, congelato con ghiaccio e sale, quindi trava­sato in tini di legno che venivano iso­lati con sacchi che lo mantenevano soli­do, infine veniva caricato sui graziosi carrettini che ormai si  vedono solo nelle foto d’e­poca.

Le prime gelatiere elettriche apparvero nel 1905 e non fecero che consolidare la fama degli arti­giani bellunesi.

Non che la vita, fosse tutta rose e fiori, per­chè l’amministrazione asbur­gica non vedeva di buon occhio l’attività dei gelatieri cadorini che faceva con­correnza ai venditori di dol­ciumi austriaci, senza dire di quel che comportò la Grande Guerra.

Il settore, comunque, superò anche questa pro­va, mettendo in atto nei decenni a seguire un’espansione a tutto orizzonte, con la nascita di gelaterie artigianali, dalle quali sarebbero scatu­rite alcune fra le principali industrie, sia in Italia sia nel resto d’Europa.

La realtà odierna del gelato artigianale del Cadore – se si eccettua l’introdu­zione di una macchina, il mantecatore, nel 1924 – non è diversa da quella degli esordi: latte di produzione locale (con eventuale aggiunta di panna o yogurt), zucchero, frutta e altri ingredienti, a seconda delle varietà di gusti, in percentuali stabilite da un rigoroso disciplinare di produzione.

L’appuntamento da non mancare è alla Fie­ra di Longarone, alla fine di novembre, con la Mostra Internazionale del Gelato

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