QUANDO LE PIANTE FANNO BENE ALLO STOMACO

       La cicoria selvatica, così come le erbette amarognole che soprattutto al sud vengono storicamente usate a tavola, magari per aromatizzare una frittata, sono un toccasana per l’apparato gastrointestinale.   Il bicchierino di amaro, invece, è meglio sorseggiarlo all’inizio di un pasto, perché così preparerà l’organismo a digerire meglio: a fine pasto, invece, nonostante sia per molti un’abitudine, non ha effetti, anzi, potrebbe addirittura appesantirci.   L’aglio non può mancare in una dieta anticolesterolo, e protegge anche le nostre arterie.

    Sono solo alcuni esempi dei tanti benefìci che le piante medicinali, ma anche quelle non propriamente tali, possono apportare a patologie croniche sempre più frequenti, come i disturbi cardiovascolari o quelli legati all’apparato digerente.

        Al di là dell’utilizzo degli estratti, che sì, sono consigliati, ma che solitamente si assumono per periodi relativamente brevi, è bene conoscere anche gli effetti di lunga durata derivati dall’assunzione frequente di prodotti ottenuti da queste piante, soprattutto a tavola.

        Le  “piante medicinali“ usate nella tradizione per i disturbi gastrointestinali, cioè quelle tra le più comuni in tutto il mondo – spiega Marco Valussi, fitoterapeuta e ricercatore della EHTPA (European Herbal & Traditional Medicine Practitioners Association) – sono quelle utilizzate storicamente nella dieta mediterranea, soprattutto dai contadini delle regioni del sud Italia”. Sono le cosiddette “erbette selvatiche, cresciute con poco nutrimento e dunque amare – prosegue Valussi – usate per molte pietanze.     

 Sono i “parenti poveri” di tarassaco, carciofi e asparagi, che si aggiungono alle piante aromatiche e piccanti”. Ebbene, il legame tra queste piante e il nostro apparato gastrointestinale è molto più stretto di quanto si possa pensare. E la loro importanza è proporzionale alla grande diffusione che i disturbi gastrointestinali hanno in tutte le società moderne. “I cibi amari – spiega Valussi – tendono a stimolare la secrezione di succhi gastrici.

       Quando si ingerisce un cibo amaro, l’organismo lo cataloga immediatamente tra le molecole tossiche e ha una reazione di rigetto”. Se però si assumono piccole quantità di qualcosa di amaro, si mette in moto un meccanismo gastrico virtuoso: “L’organismo infatti affronta questo cibo in modo diverso – spiega il fitoterapeuta -.

       Infatti, mentre i cibi dolci vengono assimilati velocemente per non perdere gli zuccheri che forniscono energia al corpo, quelli amari vengono trattenuti per un tempo maggiore nello stomaco, che poi li riduce ai minimi termini prima di digerirli, e dunque vengono meglio digeriti. Pertanto questi cibi sono più pronti ad essere assorbiti, grazie ai succhi gastrici che allenano l’organismo alla digestione”. In sostanza è come se il nostro apparato gastrointestinale di fronte ai cibi amari “andasse al rallenty”: un toccasana per chi soffre di disturbi legati alla digestione.

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