Stasera non sto bene mi bevo una tisana

         Tornare alle piante medicinali vuoi dire tornare alla natura: utilizziamo le loro proprietà, che sono innumerevoli, almeno per i nostri piccoli disturbi. Spesso è meglio un infuso profumato che una pillola in più.      Filtri d’amore, filtri di morte, pozioni e intrugli: di tutto il bagaglio delle leggende e delle usanze medievali, poco è rimasto in vita, se non negli angoli più riposti di remote campagne. Eppure la conoscenza delle erbe e delle loro proprietà non è servita soltanto ai maghi e alle streghe, e non è certamente una scoperta dei secoli bui. Raccogliere erbe, radici e fiori per uso curativo è un’attività antica forse quanto l’uomo.

   erbe aromatiche     Delle migliaia di specie a nostra disposizione, noi utilizziamo ora soltanto duecento erbe, all’incirca. Intossicati e stanchi dei veleni dei nostri ambienti ormai inquinati, cerchiamo rifugio nei cibi per quanto possibile « naturali », torniamo alle medicine a base di vegetali, quindi agli infusi, ai decotti, agli sciroppi.

        Noi non possediamo però più, in genere, le conoscenze e le nozioni necessarie per poter raccogliere le erbe con le nostre mani: se non si è più che esperti, si rischia di cogliere la mortifera cicuta confondendola con il prezzemolo selvatico, o di fare un infuso altrettanto pericoloso utilizzando la ginestra profumata (Spaftium junceum) invece della ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius).  Per aggirare questi ostacoli, che non sono da sottovalutare, è meglio rivolgersi a un buon erborista, possibilmente a un vecchio esercizio sperimentato, invece che ai negozietti alla moda che nascono e periscono nel giro di pochi mesi.

        Nell’articolo che segue (Scegliamo le erbe officinali più utili)  proponiamo quindi una scelta, ristretta al massimo, delle erbe più benefiche, di cui possiamo tenere una piccola scorta in casa acquistandole già essiccate dall’erborista (salvia e aglio li comperiamo dal fruttivendolo). Non si pretende di sostituire la moderna medicina, né tanto meno, è ovvio, la chirurgia. Sappiamo d’altra parte che la Cina, per esempio, non ha mai abbandonato l’erboristeria, tant’è vero che questa continua a essere in auge, accanto alla farmacologia cosiddetta “occidentale” basata sulla chimica.

        Però,  per molti dei nostri piccoli guai, meglio un infuso di tiglio che una pasticca. Per chi vuoi saperne di più, esiste un’ eccellente guida al mondo delle erbe e delle loro proprietà benefiche: è il libro di Paola Lanzara, Guida alle piante medicinali (Mondadori, 1978),.

Qualche  notizia pratica: teniamo  presente che, di norma, le erbe vengono prescritte in infuso o in decotto. Ci sono anche altre forme di preparazione, ma sono meno frequenti.  La differenza tra infuso decotto è sostanzialmente questa : l‘infuso si ottiene versando acqua bollente sui fiori o sulle foglie essiccati e predisposti in una tazza; per il decotto occorre mettere i quantitativi prescritti in acqua, a freddo e far bollire per alcuni  minuti  o  quarto d’ora, a seconda delle indicazioni. Per l’infuso, di solito, basta un cucchiaino di  erbe  per  una  tazza da  tè , per il decotto uno o  due cucchiai  da  tavola in mezzo litro d’acqua.   Queste prescrizioni sono approssimative; è bene chiedere sempre indicazioni precise all’erborista al momento dell’acquisto, perché la densità e i frequenza di infusi e decotti dipendono  naturalmente, dalla maggiore o minore “gravità” dei disturbi lamentati.

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