Morti per infarto dimezzate: ma tornano i “brutti vizi”

In aumento fumo, alimentazione sbagliata e pillola per le ragazze.

28_05_2013Foto15Infarto. Si muore meno, si vive di più, ma troppo spesso seduti a tavola. Fumo e obesità sono cattivi compagni della nostre arterie. Lo sanno bene i cardiologi dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco), riuniti in congresso a Venezia per celebrare il 50esimo anniversario.

I numeri rivelano che un numero di persone pari agli abitanti di due grandi città come Firenze e Bologna fossero stati, sono stati salvati dall’infarto negli ultimi 50 anni. “Negli anni 60 l’infarto colpiva in media a 40-50 anni e chi scampava alla morte finiva un mese in ospedale e poi era considerato invalido a vita. Oggi l’infarto – spiegaFrancesco Bovenzi, presidente Anmco – è diventato un ‘problema da vecchi’: colpisce in media intorno ai 70 anni, il ricovero dura pochi giorni e soprattutto si muore assai di meno, visto che la mortalità per chi viene ricoverato in un’Unità di Terapia Intensiva Coronarica è del 3% e del 10% quella di chi viene curato in unità non specialistiche”.

Tornano però i vizi -Il miglioramento delle terapie farmacologiche, l’introduzione dell’angioplastica coronarica e la realizzazione di una rete ospedaliera “salvacuore” hanno salvato decine di migliaia di vittime, ma i rischi sono sempre alti. Fumo, sedentarietà, stili di vita scorretti, nelle ragazze il cocktail alcol-pillola anticoncezionale, alimentazione sbagliata. “La consapevolezza del rischio cardiovascolare deve dunque riguardare non solo gli anziani o coloro che sono colpiti da malattie importanti – continua Bovenzi – ma anche i giovani che ne sottovalutano l’importanza e si considerano, a torto, meno a rischio degli altri”.

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