Memoria: migliora con estratti di Ginkgo

Fitoterapia. II nome biloba, deriva dalla morfo­logia delle foglie che sono divise in due lobi a forma di ventaglio, e già questo richiama oggetti tipici proprio del Giappone, la sua cul­la nativa. E proprio nella medicina tradizionale giapponese e cinese la Ginkgo ha avuto modo nei secoli di essere ampiamente utilizzata. E proprio nella medicina tradizionale giapponese e cinese che la Ginkgo ha avuto modo nei secoli di essere ampiamente utilizzata.

albero Ginkgo con i colori di settembre

Pianta medicinale.

E’ un albero, che diventa anche mol­to grande e comune in giardini e parchi pubblici e privati, fantastica in particolare in autunno quando le foglie diventano color giallo oro. Ed è allora che si manifesta in tutta la sua maestosità. Di origini orienta­li, dove è considerata una pianta sacra non solo perché può evocare belle sen­sazioni poetiche o religiose, ma an­che e soprattutto perché è molto re­sistente agli agenti inquinanti e può raggiungere anche i 1000 anni di vita. Per questo motivo è’ definita anche “fossilevivente” per la sua presenza sulla Terra dall’era mesozoica, insieme a felci ed equiseti, da 100 milioni di anni a questa parte.

Contrasta il decadimento cognitivo

E oggi sulla Ginkgo si sanno molte cose. Negli anni sono state condotte numerose ricerche di carattere farmacologico di base, cioè pre-cliniche, ma anche cliniche, sia su volontari sani, sia su pazienti, con studi adeguati, randomizzati e controllati, verso placebo e altri farmaci. Si sa ad esempio che i flavonoidi ed i diterpeni sono i costituenti più attivi della pianta. Combattono infiammazioni bronchiali  e allergiche svolgono un’azione anti radicali liberi, migliorando la microcircolazione.

In particolare aumentano la resistenza capillare, migliorano l’irrorazione tissutale, gli scambi di glucosio e ossigeno e il metabolismo cellulare, e hanno un’azione vaso-dilatatoria

Dal punto di vista clinico è ormai consolidato che gli estratti ai Ginkgo, sono utili proprio nei soggetti affetti da iniziali segni di decadimento cognitivo, con perdita di memoria, deficit di concentrazione, segni di depres­sione, e altri segni di invec­chiamento cerebrovascolare come vertigini, deficit uditivi, disturbi circolatori periferici, ecc.

Su consiglio del  medico o del farmacista, si possono utilizzare preparati vegetali ottenuti dalle foglie di Ginkgo, con specifici processi estrattivi farmaceutici di depurazione, concentrazione e standardizzazione delle sostanze attive utili.

Infatti, esistono in commercio estratti di Ginkgo biloba cosiddetti “evoluti”, dei quali ad esempio conosciamo il contenuto in flavonoidi, standardizzato al 24%, in ginkgolidi, standardizzato al 6%, ed esenti da acidi ginkgolici, potenzialmente responsabili di allergie, mal di tesa e cefalea. Oggi si possono utilizzare questi di estratti, che consentono un loro utilizzo controllato e attinente a quelli che sono i risultati dei trials clinici.

Diversi tipi di estratti di Ginkgo sono reperibili in integratori, ma quando li vogliamo in forma di medicinale possiamo meglio utilizzarla in preparazioni galeniche, sempre ovviamente in base alla lettura scientifica, e alle esigenze cliniche del singolo paziente e su consiglio del medico o del farmacista.

 

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