Fame di tutto

Anoressia e bulimia nervosa: le chiamano “malattie della fame d’amore”. Non si sa esattamente quanti ne soffrano in Italia: le stime dell’Aba (Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari, ente privato) calcolano circa 3 milioni di persone, al 90% donne. Ma uno studio scientifico di revisione di tutte le pubblicazioni sull’argomento, uscito nel febbraio 2003 sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet, indica percentuali medie di prevalenza dell’anoressia dello 0,7% nelle adolescenti e per la bulimia l’1-2% tra donne di 16-35 anni: fatti i debiti conti le italiane che soffrono di anoressia e/o bulimia non sarebbero più di 500 mila.

Sempre secondo l’Aba, Milano deterrebbe il triste primato nella classifica che ordina le città italiane in base al numero di casi: più del 10% delle ragazze tra i 12 e i 25 anni soffrirebbero di disturbi alimentari e, come se non bastasse, il fenomeno sarebbe in espansione sia tra le scolare delle elementari sia tra le donne in menopausa. Bambine, adolescenti, adulte: un vero e proprio esercito di donne il cui primo pensiero, svegliandosi al mattino, è “quanto peso oggi?”.

Ma la terapia c’è e va iniziata prima possibile per evitare che la malattia si cronicizzi: laCochrane collaboration, organizzazione internazionale che valuta i lavori e le scoperte della ricerca medica, ha dimostrato che la terapia

cognitivo comportamentale ha il maggior tasso di successo nella bulimia: bastano una seduta di 50 minuti la settimana per 16 settimane e altre 2 sedute a distanza di 10 mesi per guarire il 37% dei casi. La terapia cognitivo comportamentale è stata estesa anche all’anoressia, da iniziare dopo che l’alimentazione forzata ha riportato il paziente al peso normale. Le linee guida dell’American Psychiatric Association consigliano infatti la terapia cognitivo comportamentale per entrambe le patologie

A Elena Riva, coordinatrice del gruppo di lavoro Disturbi del comportamento alimentare di un altro centro privato milanese, Minotauro (Istituto di analisi dei codici affettivi), abbiamo chiesto che cosa spinge tante persone verso quella che è la prima causa di morte tra le malattie psichiatriche.

Cosa sono i disturbi alimentari? Solo 30 anni fa i problemi alimentari erano classificati come sindrome psichiatrica; oggi invece si definiscono più correttamente “malattie sociali” (Ma il Dsm IV TR, attuale bibbia degli psichiatri, colloca ancora i disturbi dell’alimentazione e in particolare anoressia e bulimia fra le malattie psichiatriche ndr). Si tratta di forme che si esprimono attraverso un’alterazione del rapporto con il cibo. Il fatto che ne soffra una parte ben specifica della popolazione (identificabile per genere, età, appartenenza a classi socioeconomiche medie o superiori) fa capire che non si tratta di una patologia, ma di un vero e proprio problema culturale.

L’anoressia nervosa e la bulimia nervosa: cerchiamo di spiegarlo.

L’anoressia nervosa è un disturbo caratterizzato da percezione alterata dell’immagine corporea, paura morbosa dell’obesità, rifiuto di mantenere un peso corporeo ai minimi normali e, nelle donne, amenorrea (cioè perdita del ciclo mestruale ndr). Sono riscontrati casi di mortalità dal 10 al 20%. (la mortalità dell’anoressia in Italia è intorno allo 0,5% dei malati l’anno. In altre nazioni europee dove si ricorre più spesso al trattamento sanitario obbligatorio e all’alimentazione forzata, la mortalità è minore ndr). Dietro questa negazione tenace della fame c’è una disperata bramosia, non solo di cibo. La persona anoressica ha fame di tutto: di relazioni, di affetti ed emozioni.

La bulimia nervosa è un disturbo caratterizzato da episodi ricorrenti (almeno due volte a settimana) di abbuffate compulsive durante le quali si consumano grandi quantità di cibo, e ci si sente incapaci si smettere di mangiare. Queste sono seguite da sforzi compensatori per evitare l’aumento di peso, come il vomito autoindotto, l’abuso di diuretici o lassativi, l’esercizio fisico eccessivo. Gli effetti sul corpo sono molto gravi: compromissione di apparato digerente, esofago, denti e capelli.

Potrebbe tracciare il profilo della ragazza che soffre di disturbo alimentare?

La maggioranza frequenta il liceo, spesso il liceo classico. Solitamente si tratta di adolescenti estremamente brillanti che, fin da piccole, hanno dovuto rispondere ad aspettative molto alte. Sono bravissime a scuola ed eccellono negli sport. Il problema nasce proprio da questa spinta a essere “il meglio in tutti i campi”. La più brava della classe, la migliore amica del mondo, la più forte in campo… a un certo punto il meccanismo si inceppa e la valvola di sfogo si ricerca nel trinomio corpo-cibo-peso.

Perchè Milano è la città italiana con la maggiore incidenza di disturbi alimentari?

Milano è per antonomasia la città della corsa. Il fattore determinante è proprio questo: una folle corsa al successo, l’iperstimolazione in tutti i campi, l’incapacità di accettare un fallimento… Inoltre non dimentichiamo che nella nostra città il confine tra patologia e normalità diventa sempre più labile: la dieta, il fitness, il cibo macrobiotico, la palestra… sono tutte pratiche non solo approvate, ma direi incoraggiate dalla società.

Milano: città della moda. Secondo lei si tratta di un fattore determinante?

Probabilmente sì, ma in maniera meno scontata di quanto generalmente si pensi. Sfatiamo questo mito: chi soffre di disturbo alimentare non vuole dimagrire per “fare la modella”. Le ragazze anoressiche sono di solito persone estremamente intelligenti, che giustamente non accettano di essere trattate come veline.

La moda c’entra piuttosto perché a Milano, più che altrove, c’è un’attenzione quasi maniacale per l’apparenza fisica. Si tenta quindi di applicare il perfezionismo al proprio corpo, alla ricerca dell’approvazione dei coetanei e di un ideale irraggiungibile di corpo disincantano.

A chi può rivoltesi una ragazza che soffre di disturbo alimentareA Milano esistono ottime strutture pubbliche per la cura del corpo anoressico-bulimico, per esempio il “Centro per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare” all’ospedale Niguarda. Ma se è vero che i disturbi alimentari sono in primo luogo “malattie dell’anima”, non c’è molto spazio per l’ascolto psicologico . Certo ci sono le cliniche private (come il centro Minotauro o gli spazi Aba. Le strutture più funzionali in questo senso sarebbero i consultori, ma gli sportelli di ascolto ricevono sempre meno fondi dal Comune.

Quale ritiene possa essere la migliore strategia di prevenzione.

Il contributo più importante è quello dei comunicatori. Fino a qualche anno fa, il Comune di Milano promuoveva dei progetti nelle scuole superiori per fare prevenzione e comunicazione responsabile. Era un’occasione per riflettere con gli studenti su quali fossero i modelli di riferimento, quali le aspettative reciproche tra ragazzi e ragazze… Da parecchio tempo però non viene finanziato più nulla

Da Faber