Medicamenti vegetalitarassaco

La medicina ha convenzionalmente suddiviso il corpo umano in sotto-insiemi sistemici in base alla funzione esercitata dal gruppo di organi in essi collocati. Questa divisione ha finalità essenzialmente conoscitive e diagnostiche, poiché tutti i sistemi sono essenziali per la sopravvivenza. In relazione all’efficacia riconosciuta di medicamenti di origine vegetale, presentiamo una sintesi del funzionamento generale di alcuni dì tali sistemi e delle principali affezioni che possono colpire il cuore e la circolazione.

sopra fiori di tarassaco officinale in una tazza di camomilla

Il sistema cardio-circolatorio

II sistema cardiocircolatorio realizza la circolazione del sangue in tutto il corpo: esso consiste essenzialmente in una pompa, il cuore, e in un sistema vascolare, le arterie, le vene e i capillari (nell’insieme chiamati vasi sanguigni). La circolazione è composta da due circoli integrati: il circolo polmonare nel quale il sangue va dal cuore ai polmoni dove viene ossigenato e ritorna poi al cuore, e quello sistemico nel quale il sangue riossigenato viene distribuito a tutte le parti del corpo, cedendo ossigeno e nutrimento ai tessuti e ottenendone in cambio anidride carbonica e altre sostanze di rifiuto per poi tornare al cuore.

Oltre all’ossigeno quindi il sangue trasporta e distribuisce in tutto il corpo le sostanze nutritive assorbite dall’intestino e tutte le altre tra cui quelle medicinali introdotte nell’organismo. Infine conduce i prodotti di rifiuto del metabolismo alle vie di eliminazione.

Le malattie del cuore e della circolazione

Le malattie cardiovascolari riguardano disturbi e alterazioni del cuore e dei vasi sanguigni.

L’arteriosclerosi

Una delle malattie più frequenti del sistema circolatorio è l’arteriosclerosi che si manifesta con l’ispessimento e la perdita di elasticità delle pareti arteriose, fenomeni dovuti all’età e al progressivo accumulo di grassi e calcificazioni all’interno delle arterie; questo può provocare il restringimento dei vasi arteriosi e una complessiva perdita di efficienza del circolo sanguigno.

Fenomeni localizzati di arteriosclerosi possono essere particolarmente gravi: se ad essere colpite sono le arterie coronariche che irrorano il cuore, vi è un ridotto rifornimento di ossigeno al muscolo cardiaco che dà origine a un dolore al petto (angina pectoris), specialmente durante sforzi fisici accentuati. Il rifornimento di sangue delle coronarie è talvolta così drasticamente ridotto che una parte della parete cardiaca può devitalizzarsi e morire: questo processo è conosciuto come infarto cardiaco.

L’ipertensione

Un altro disturbo comune è l’ipertensione che corrisponde a una pressione arteriosa che è continuativamente più elevata del normale. La pressione aumenta in risposta all’attività fisica e allo stress nervoso, ma in un soggetto iperteso essa rimane su valori elevati anche in condizioni di riposo.

 Le cause dell’ipertensione possono essere molteplici, ma il fumo e l’obesità aumentano significativamente il rischio. Frequenti complicazioni dell’ipertensione sono l’ictus, lo scompenso cardiaco, retinopatie e danni a carico dei reni.

L’aritmia cardiaca

Si tratta di un’anomalia del ritmo o della frequenza del battito cardiaco, provocata da un’alterazione nella propagazione degli impulsi elettrici alle varie parti del cuore. Le cause possono essere molteplici, per esempio la cardiopatia coronarica e abitudini alimentari improprie.

Le erbe per i disturbi cardiovascolari

Sono numerosi i principi attivi di origine vegetale che vengono utilizzati per curare varie malattie dell’apparato cardiovascolare: spesso utilizzati da secoli, solo da qualche decennio ne sono stati scoperti i meccanismi farmacologici di funzionamento. Tutti questi medicamenti vanno somministrati solo in seguito a diagnosi medica e dietro relativa prescrizione.

I farmaci digitali

Al genere Digitali appartengono diverse erbe, dalle cui foglie si estraggono glucosidi cardiotonici, che possiedono eccellenti caratteristiche curative di alcuni importanti disturbi del cuore. Oggi sono milioni i pazienti che vengono sottoposti all’azione farmacologica di queste sostanze vegetali o di loro derivati, che sono spesso utilizzati dall’industria farmaceutica nella preparazione dei medicinali.

I principi attivi della D. purpurea sono costituiti da sostanze assai complesse tra le quali spiccano i cosiddetti farmaci digitalici: i principali sono digitossina e digossina che hanno riconosciute e potenti azioni curative nei confronti dello scompenso cardiaco e di alcuni tipi di aritmia, come la fibrillazione atriale.

Essi agiscono sul muscolo cardiaco aumentandone la forza di contrazione a ogni battito senza aumentare il suo bisogno di ossigeno: il cuore pompa così con maggiore efficacia e con un ritmo più regolare.

II bisogno di sostanze cardiotoniche è notevole e molte ricerche moderne si interessano alla modificazione chimica di queste molecole attive per produrre migliori sostanze medicinali.

Con complesse e costose procedure chimiche si isolano dalle foglie secche i principali glucosidi della D. purpurea (digitossine) e della D. lanata (digossine), per permettere la loro somministrazione al paziente attraverso compresse, gocce o fiale ben assimilabili e con dosaggi scrupolosamente esatti. Un grosso problema nelle terapie con la D. purpurea riguarda infatti il dosaggio: la dose che permette l’ottenimento di efficacia terapeutica è molto vicina alla dose tossica, che procura effetti collaterali indesiderati e pericolosi quali la nausea, un malessere generale, una tipica comparsa di extrasistole e un eccessivo rallentamento dei battiti.

Per questa ragione il trattamento dei pazienti cardiopatici con prodotti a base di digitale deve avvenire sotto il più costante controllo medico.

Altre piante con efficacia sui disturbi cardiaci

Anche la Cratiola officinalis, appartenente alle Scrofulariacee, la stessa famiglia delle Digitalis, possiede analoghe caratteristiche cardiotoniche, ma è considerata troppo tossica per essere usata a scopo medicamentoso.

Si trovano sostanze molto affini, talvolta quasi identiche, in certe Apocinacee, che hanno più specie contenenti glucosidi cardiaci dì ogni altra famiglia fin qui considerata. Composti simili sono stati rintracciati in piante delle Ranuncolacee e delle Celastracee.

Principi attivi simili al glucoside digitale si trovano anche in monocotiledoni morfologicamente diverse appartenenti alle Liliacee e alle Cactacee.

La Convallaria majalis, il comune mughetto, appartenente alla famiglia delle Liliacee, è in effetti tra le piante più efficaci tra quelle contenenti glucoside cardiaco: il mughetto cresce nelle zone ombrose e temperate ed è stato utilizzato come trattamento dell’aritmia cardiaca sia nella medicina popolare che in quella ortodossa, specialmente nell’Europa occidentale.

La chinidina, un alcaloide isomerico contenente chinino, la sostanza antimalarica estratta dalla corteccia degli alberi della china (Cinchona officinali, C. colisya, C. succirubra), favorisce il regolare battito cardiaco come i glucosidi della Digitalis purpurea. Questa scoperta venne fatta quasi per caso quando si notò che i pazienti trattati con corteccia di china per la malaria non erano affetti da aritmia e avevano un polso piuttosto lento.

Le sostanze diuretiche di origine vegetale

I diuretici, come gli agenti cardiotonici, sono molto usati in associazione nei trattamenti dello scompenso cardiaco e molte piante medicinali hanno azione diuretica, sebbene spesso questo effetto non sia pronunciato.

Per esempio, il frutto maturo del juniperus communis, il ginepro, contiene fino al 2% di un olio essenziale, resine e una sostanza amara che, insieme, agiscono direttamente sui reni.

II j. communis, comunque, è troppo potente per essere usato quando i reni sono infiammati e può essere sostituito dalle foglie di Betula alba, la betulla, che contengono olio essenziale e diospenolo, dalla Daucus carota, contenente sia un olio essenziale sia un alcaloide, la daucina, o dal Taraxacum officinale (il tarassaco o dente di leone o soffione), contenente molte sostanze attive che lo rendono uno dei più efficaci tra tutti i diuretici vegetali.

Il T. officinale ha anche il vantaggio di contenere notevoli quantità di sali di potassio, sostanze che vengono spesso perdute dal corpo durante la somministrazione di diuretici e che devono essere sostituite.

Trattamento dell’ipertensione

Molte piante medicinali possono essere usate nel trattamento dell’ipertensione e alcune di esse si sono dimostrate notevolmente efficaci.

In Asia l’ipertensione è stata curata a lungo con la radice di un arbusto, la Rauwolfia serpentina, ma fu soltanto negli anni Trenta che venne isolato il principio attivo, la reserpina, che ha anche un’azione sedativa.

Questo composto agisce sul sistema nervoso centrale, esaurendo le riserve di una sostanza trasmittente attiva chiamata noradrenalina. Senza questa sostanza gli impulsi dei nervi non possono essere trasmessi e la risultante perdita di tono della muscolatura liscia delle pareti arteriose provoca il loro rilassamento: viene così ridotta la pressione del sangue, con azione ipotensiva.

Gli alcaloidi della Rauwolfia agiscono in maniera sinergica con altri ipotensivi come gli alcaloidi estratti dal velenoso elleboro (Veratrum album, che si può confondere con la Gentiana lutea) e questo effetto combinato è molto utile perché permette la possibilità di usare dosi relativamente limitate di entrambe le sostanze.

Tutte queste piante, che manifestano una qualche azione sulla circolazione e sul cuore, vanno considerate velenose per la forte tossicità dei loro componenti attivi anche in quantità minima e tendenti a dare manifestazioni da accumulo.

Altre cure per i disturbi cardiovascolari

Altre erbe possono essere efficacemente utilizzate per i disturbi cardiovascolari e alcuni principi attivi vegetali sono stati scoperti di recente perché soltanto negli ultimi anni sono stati eseguiti studi approfonditi.

Si è così accertata l’efficacia di altri composti chimici di origine vegetale che hanno un effetto benefico sul sistema cardiocircolatorio: tra queste scoperte vi sono i flavonoidi della Crataegus monogyna o biancospino, che associano all’azione sedativa sul cuore un’azione sul sistema nervoso centrale e un’azione ipotensiva con vasodilatazione periferica.

Per queste caratteristiche i principi attivi del biancospino sono efficacemente utilizzabili nella cura dell’ipertensione e di vari disturbi cardiaci.

Anche il Fagopyrum esculentum (Polygonum fagopyrum), o grano saraceno, contiene sostanze ad azione benefica sul sistema cardiovascolare. La C. monogyna e il F. esculentum, vengono spesso utilizzati nella cura dell’ipertensione e vengono frequentemente combinati con Tilia europaea, il tiglio, e Viscum album, il vischio.

Molte erbe con proprietà cardioattive contengono alcaloidi: il Veratrum album, con proprietà ipotensive, ne contiene molti; il Sarothamnus scoparius, la ginestra, contiene un’alcaloide, la sparteina, che viene impiegato per aumentare la pressione del sangue nell’insufficienza cardiaca; la Leonurus cardìaca, la coda di leone, contiene alcaloidi che favoriscono l’abbassamento della pressione sanguigna e sono buoni medicamenti per \’angina pectoris.

Con ulteriori studi e ricerche sui rimedi tradizionali sarà forse possibile scoprire nuovi principi attivi o dimostrare l’utilità di certi preparati vegetali già impiegati in passato per le malattie vascolari.

Le informazioni di cui sopra, sono unicamente indicative e non possono in alcun modo sostituire la diagnosi e l’intervento del medico cui ci si deve sempre rivolgere anche per eventuali cure. Non tentare mai, alcuna cura da soli. Le erbe sono amiche ma se non sappiamo usarle e trattarle, i principi che contengono possono anche fare molto male. NDR

 

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