LA SALUTE? BOLLE IN PENTOLA!

vecchio libro di cucina con ricette assai più povere di calorie rispetto alle attuali.Si chiama cucina preventiva e insegna a combinare gli alimenti giusti per tenere alla larga le malattie. Dal limone nell’insalata alle vongole al posto della bistecca, ecco piccoli trucchi che allungano la vita. 

L’APPETITO AL MICROSCOPIO

Provate a scambiare due chiacchiere con una persona anziana, affrontando l’argomento salute. Vi dirà, con molta probabilità, che “ai suoi tempi” le persone si ammalavano (e ingrassavano) di meno. Ed è proprio così. Non a caso, uno studio pubblicato sulla rivista americana Annate of Internai Medicine ha rivelato che, nei libri di cucina di oggi, l’apporto calorico delle ricette è, in media, superiore del 40% rispetto a quelle pubblicate 50 anni fa. Perché? Colpa delle porzioni, della qualità del cibo e della quantità dei condimenti. Al punto che c’è chi consiglia, per dimagrire, di comprare su una bancarella un vecchio libro di cucina e seguirlo alla lettera al momento di preparare la cena.

Più magri o no, è certo che tra salute e cibo un legame c’è e, per stare meglio e prevenire certe malattie, cambiare il modo di mangiare aiuta.

Lo spiega anche il  libro

Prevenire i tumori mangiando con gusto (Sperling&Kupfer).

Gli autori sono due: Anna Villarini, biologa e specialista in Scienza dell’alimentazione, che lavora come ricercatrice presso il dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale tumori, e Giovanni Allegro, chef e insegnante della Cascina Rosa, la scuola di cucina preventiva dell’istituto. Il libro, che contiene consigli alimentari e vere e proprie “ricette per vivere bene”, ha un’anima tutta femminile: è basato sui dati ottenuti dallo studio “Diana” che, già dal 1995, studia la relazione fra tumore al seno e alimentazione.

Coordinata da Franco Benino dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, la ricerca ha coinvolto centinaia di donne, osservando e confermando che le cause di questa malattia sono sì molteplici (si va dal fumo alla sedentarietà, dall’inquinamento allo stress), ma il ruolo del cibo è ormai acclarato. Esattamente quanto sostengono gli esperti dell’Aire. «Gli studi dimostrano che circa il 30 per cento dei tumori è sensibile al tipo di alimentazione e la situazione è peggiorata negli anni perché la qualità di ciò che mettiamo nei piatti non è più quella di un tempo», spiega la dottoressa Villarini.

Cibi raffinati: favoriscono squilibri ormonali e malattie

«Una volta, la carne, il latte e tutti i prodotti di derivazione animale erano considerati un bene di lusso e venivano consumati raramente. Oggi, invece, ne mangiamo in eccesso a scapito di altri cibi a noi più congeniali. Oppure pensiamo alle farine e allo zucchero raffinati: i processi industriali ormai li hanno resi ingredienti presenti praticamente ovunque, ma il nostro organismo non ha avuto il tempo necessario per adattarsi e, a lungo andare,  finisce per patire squilibri che predispongono a numerose malattie». Secondo la Villarini, il primo punto debole è rappresentato dai dolci: «Parlo dei picchi di insulina che si registrano quando mangiamo un prodotto fatto con zucchero e farine raffinate, magari a metà giornata. Questi innalzamenti, necessari per modulare il glucosio nel sangue, alterano l’assetto ormonale e, col tempo, fanno ingerire troppe calorie. Nelle donne, poi, i picchi di insulina sono pericolosi perché portano a un surplus dì testosterone che, quando supera certi valori, risulta indissolubilmente legato all’insorgere del tumore alla mammella».

II problema, secondo i medici, è che oggi non si mangia per nutrirsi, ma per riempirsi, per incontrarsi, per “stare in società” e per molti altri motivi che esulano, appunto, dalla nutrizione. «È il senso di sazietà a guidare i” nostri desideri, ma è fuorviante: mangiare uno snack, o concedersi una bevanda zuccherata, è uno scaccia-fame blando, che ci costringerà poco dopo a cercare dell’altro», continua la dottoressa, «E non dimentichiamoci che questi alimenti sono poveri di, nutrienti, come vitamine e sali minerali».

Poco male, verrebbe da dire, in fondo ci sono moltissimi integratori per compensare la dieta: dalle vitamine all’olio di pesce. Eppure, sostengono gli autori del libro, gli studi dimostrano che persino i tanto decantati antiossidanti (le sostanze chimiche che rallentano l’invecchiamento cellulare) possono rivelarsi nocivi, se presi in dosi sbagliate e trasformarsi in ossidanti, cioè proprio in quello che dovrebbero combattere. «La completezza naturale dei cibi è impossibile da riprodurre artificialmente», continua la Villarini. «La soluzione è scegliere alimenti integrali e optare per frutta e verdura “locale” e “bio”: lo stoccaggio impoverisce i cibi. Trovate il biologico troppo costoso? Vero, ma una strategia salva-denaro esiste: ridurre l’acquisto di cibi ipercalorici, di bevande zuccherate e di carne. Non dico che dobbiamo eliminarli completamente, ma concederceli meno spesso. Il bilancio familiare non sarà stravolto e, con questo tipo di prevenzione, si spenderà anche molto meno in t’armaci».

Continua in “Carne. più bianca e meno rossa”

 

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