Insetti e caldo aumenteranno le perdite di grano, riso e mais

Non solo l’umanità faticherà di più a procurarsi il cibo, ma anche a ricavarne i nutrienti di cui ha bisogno. Lo mostrano due studi sulle conseguenze globali del cambiamento climatico per le colture alimentari. Il primo studio riguarda le rese di tre pilastri dell’alimentazione umana, ovvero grano, riso e mais. E ci dice che, in aggiunta alle perdite previste per eventi come siccità e alluvioni, aumenteranno a di­smisura anche le distruzioni dovute agli insetti.insetti fitofarmaci

Pronti a mangiare

Curtis Deutsch, dell’Università di Washington a Seattle, già da anni aveva lanciato l’allarme: con le temperature cresce anche il tasso metabolico degli insetti, che quindi divengono più famelici con un ulteriore incremento dei danni che già provocano ai raccolti.

Ora ha costruito un modello che, per la prima volta, considera su scala planetaria come cambieranno gli attacchi alle tre colture dei principali insetti parassiti.

E su «Science» conclude che, per ogni grado in più di riscaldamento, le perdite aumenteranno fra il 10 e il 25 per cento.

Il peggio si avrà nelle aree temperate, che producono il grosso dei tre alimenti, perché qui aumenterà non solo il tasso metabolico degli insetti ma anche il loro numero.

Nei paesi più caldi, invece, le temperature eccessive limiteranno l’esplosione demografica frenando l’aumento dei danni.

Aumenteranno anche i pesticidi

Deutsch stesso ammette che il modello non considera parecchie specie di parassiti su cui i dati sono insufficienti, né effetti come la risposta al clima dei predatori o i cambiamenti delle pratiche agricole, che potrebbero arginare i danni. Nondimeno, lo studio segnala l’urgenza di misure di adattamento più spinte di quelle in atto, che rischieranno però di creare altri problemi: «Nelle colture intensive potrà crescere l’uso di pesticidi, con i relativi costi ambientali e sanitari e il rischio di resistenze».aereo che sparge pesticidi

Se non bastasse, con l’aumento dell’anidride carbonica atmosferica oltre le 550 parti per milione (attualmente siamo poco oltre 400) calerà in modo preoccupante il contenuto di proteine, zinco e ferro. Lo mostrano su «Nature Climate Change» Matthew Smith e Samuel Myers, della Harvard University.

Anche questo effetto era già noto, ma i due studiosi ne hanno calcolato l’impatto sulla nutrizione dell’intera umanità, distinguendo per aree geografiche e per fasce di popolazione. In molte colture fondamentali il contenuto dei tre nutrienti calerà fra il 3 e il 17 per cento.

La differenza può sembrare piccola ma, se le abitudini alimentari resteranno quelle odierne, ciò farà aumentare il numero delle persone con deficit di ferro di 175 milioni e quelle con deficit proteici di 122 milioni. Mentre il danno si aggraverà nei gruppi di persone che già oggi ne soffrono in forma lieve, i cui deficit aumenteranno, con seri danni alla salute.

Giovanni Sabato

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