Il risanamento pasquale

 

Rosa dei venti

Rosa dei venti

L’opposizione fra passato e futuro non esaurisce la complessità di un rituale tanto diffuso. Meriterebbero una trattazione a parte, le eccezioni che elenchiamo alla rinfusa: la chiesa greca con relativa cucina, le uovo sode da dipingere e i menù costruiti intorno a frittate e agnello arrosto. Fra recuperi e abbandoni, c’è da pescare a piene mani. Eppure quello che colpisce, in questa coincidenza del solstizio, del messaggio religioso e della festa, non è la quantità del cibo offerto ma la sua virtù depurativa.

La tavola di Pasqua è innocua, salubre. La casa o l’orto, e nelle camere, negli angoli bui, armadi, cassetti, ripostigli, vengono anch’essi spurgati. La passione per l’igiene, via crucis domestica e femminile, dal Portogallo alla Sicilia, fa ormai parte del bagaglio di tradizioni che non muoiono .

L’aspirapolvere (per angoli, armadi e scaffali), la naftalina (per il guardaroba d’inverno), le finestre aperte per rinnovare l’aria non sembrerebbero scomparse anzi, è sempre più diffuso il tentativo della moderna massaia di ricreare un ambiente “naturale”, nelle abitazioni iperaccessoriate e superprogettate. Gli armadi e i cassetti tornano così a riempirsi di sacchetti di stoffa e di garza con spighe di lavanda o con miscele di essenze profumate a base di menta, petali di rosa e di gardenia, radici di vetiver, inseriti nelle pieghe del lenzuolo o nelle scatole dove si sarà riposta la biancheria intima o legati con una spilla da balia, al cellophane che racchiude camicette e delicati capi di seta.

Anche un’arancia appesa con un nastrino e imperlata di chiodi di garofano, basterà per far aprire un’anta dell’armadio che sa di “primavera“. E non è forse a Pasqua che si inaugura quel laborioso andirivieni di abiti e scarpe, borse e cappelli, nominato “cambio di stagione”?

I facili consumi, i ritmi di vita serrati, non hanno fatto dimenticare alcuni gesti conservati quasi senza volontà, una memoria meccanica di abitudini e tradizioni.

Porre la pelliccia, oggi cappotti e giacconi,  al riparo dalla luce sotto un telo o un lenzuolo, spazzolare i cappelli di panno e di feltro e riempirli di carta velina, lavare i capi di lana e metterli “in naftalina”, riporre gli stivali nelle scatole riempiti di carta da giornale.

E sopra tutto un concetto simbolico, d’igiene più mentale che fisico: far prendere aria alla casa e alle cose. Il corpo, in armonia, rifiuta gli eccessi (negativi e positivi). Pane e olive paiono forse una eccessiva sottomissione alla liturgia ortodossa?

Fra Quaresima e Resurrezione, fra Pentecoste e Natale, la medicina ha condensato le quattro “tempora” in un solo auspicio: che le calorie restino in equilibrio, con l’olio, la farina, molta verdura e poca carne. Capodanno è pericolosissimo, Carnevale un po’ meno, Pasqua o Pasquetta fanno sorridere, anche se ad esser pesci o agnelli, c’è da preoccuparsi fino al Lunedì dell’Angelo.

 

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