La regola è mangiar di magro.

A partire dal IV secolo d.C., il calendario litur­gico è entrato in cucina a dettare le date dell’alimentazione. La Vigilia, paro­la latina che significa “veglia”, è il giorno di magro per eccellenza, in attesa dell’abbuffata dell’indomani.

natale

Il pesce protagonista del 24 dicembre

Ed è al pesce che spetta il ruolo da protago­nista nella cena del 24 dicembre. Ma se nella cucina di Roma antica si trattava di pesce di mare, nel Medioevo le cose cambiano: venuti meno gli scambi economici nel Mediterraneo, si cominciano a valorizzare le risorse locali, a partire dalle acque dei fiumi, dei laghi e delle paludi. Il pesce più apprezza­to per lungo tempo fu lo storione.

Ma anche l’anguilla godette di molta for­tuna. Ancora oggi è lei la regina della tavola “magra”, assieme al baccalà. Entrambi compaiono nel menu della Vigilia proposto nel più importante ricettario della cucina napoletana del XIX secolo, Cucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino: vruoccoli zuffritti (broccoli soffritti), vermicielle aglio e uoglie (vermicelli aglio e olio), fritto d’anguille e calamari, raosfe vollute (aragoste bollite), pesce ‘mpasticcio (pesce in pasticcio), arrusto de capitone (arrosto di capitone), capponata con pesce miniata e struffoli.

il menù della Vigilia vuole un numero di pietanze preciso

In moltissimi paesi, la tradizione vuole che il menù del cenone della Vigilia abbia un numero di pietanze ben preciso. In Calabria si va da nove, come i mesi di gestazione, a tredici, in riferimento a Gesù e ai dodici apostoli. Mentre nella Provenza francese il gros souper è composto da sette piatti, che alludono ai sette dolori della Vergine. Mangiar di magro, però, vuoi dire anche verdura. In Russia durante la cena della Vigilia di Natale viene man­giato il kutya, una specie di zuppa di semi di grano integrale, semi di papa­vero pestati e miele, simboli di speranza e fertilità. A far eccezione è il Sudamerica: in Brasile, prima di andare alla Missa do Gaio (messa di mez­zanotte), si porta in tavola il tacchino. Mentre in Argentina, la famiglia si riu­nisce il 24 dicembre per mangiar l’asado (carne alla brace) e brindare con panettone e spumante.

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