Giacobbe

Scritto da: Andrea Salvatici

 Nella notte tra il sedici e il diciassette dicembre del millenovecentoquarantatre si verificò un fatto in una scuola elementare di Roma. Un fatto poco ricordato nei libri di storia contemporanea…e oggi quasi dimenticato: da un panetto di creta messo sulla cattedra se ne staccò un pezzetto che cadde sul pavimento della prima classe sezione B.

– Dove mi trovo? – chiese il pezzetto di creta.

– Sul pavimento della classe! – rispose fata Cimosa.

– E tu chi sei? Non riesco a vederti perché sono spiaccicato come una frittata!

– Sono fata Cimosa e puoi alzarti…

– Ma come faccio…se non ho le gambe?

– Tu sei di creta e quindi sei duttile e malleabile…dai, prova ad allungarti verso l’alto. Vedrai che ce la farai.

E così il pezzetto di creta si trasformò da frittata a fagiolino grigio.

– E adesso che faccio? Non posso comunque vedere e camminare…

– Stai tranquillo…a chi vorresti somigliare?

– Al mio amico Marco, vorrei essere come lui, un bambino, ma sempre di creta, altrimenti lui non mi riconoscerebbe! Vorrei rincontrarlo perché è da più di un mese che non viene a scuola…e allora vorrei andarlo a trovare a casa sua. Magari ha l’influenza, gli orecchioni o la varicella…

– D’accordo! Ti trasformerò in un bambino di creta ma i tratti del tuo viso saranno diversi da quelli del tuo amico e ti chiamerai Giacobbe.

– Potrei avere anche un grembiulino blu?

Aterc! Ecco la parola magica di fata Cimosa.

Il fagiolino si trasformò in un bambino di creta di nome, appunto, Giacobbe.

– Ah, ricordati una cosa molto importante, tu potrai assumere qualsiasi forma ma mi raccomando non stare mai per nessuna ragione, te lo ripeto, per nessuna ragione, sotto i raggi del sole! Altrimenti ti seccherai immediatamente. Dovrai uscire soltanto quando il tempo è nuvoloso, quando pioviggina, mai sotto la grandine, mai quando c’è il sole. Meglio di notte perché l’aria è più fresca…evita i caminetti accesi e tutte le fonti di calore, ti regalerò uno spruzzino d’acqua da usare quando sentirai un po’ di rigidità nelle gambe, questo per evitare che tu possa diventare un sasso.

– Va bene, farò come dici tu!

– Bravo! Adesso devo salutarti e tornare nel paese di Cerchio Gesso.

– Ciao fata Cimosa e grazie per il favore che mi hai fatto.

– Ma sai dove abita il tuo amico?

– Certo! Quando giocava con me mi raccontava spesso che non voleva abbandonare il suo giardino e soprattutto la sua tartaruga Gina. Infatti l’ultima volta che l’ho visto mi ha detto:”Non voglio cambiare casa e i miei genitori non fanno altro che dirci che dobbiamo cambiare casa, che dobbiamo cambiare quartiere, che dobbiamo cambiare città! Uffa! Ma io voglio restare nel mio giardino, perché devo andare via? Qui c’è la mia tartaruga Gina e presto andrà in letargo ed io la voglio salutare. Ma se mi porteranno via da qui…”

– Allora non perdere tempo e corri dal tuo amico prima che se ne vada.

Gacobbe passò attraverso la serratura del portone della scuola e si trovò fuori per strada. Fuori non c’era nessuno.

Solo freddo…tanto freddo e una leggera nebbiolina piena di umidità.

Il clima ideale per Giacobbe.
Illustrazione di ELINA PRIMERANO

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