fuoripasto che diventa un pasto in più       I fuoripasto sono una componente utile ed importante dell’alimentazioneLo confermano i risultati di una ricerca condotta da studiosi americani ed italiani i delle Università di Roma, Milano e Verona, sull’alimentazione nell’alimentazione di ragazzi dell’età scolare tra i 6 e i 15 anni.

       Questi studi hanno consentito la raccolta di numerosi dati clinici e antropometrici riguardanti oltre 1500 soggetti, e il rilevamento dei consumi alimentari degli stessi, con particolare attenzione all’assunzione di fuoripasto di ogni tipo (compresi merendine monodose, gelati, bevande analcoliche, succhi di frutta. “Lo studio -precisa il professor Marcello Giovannini della V Cattedra di Pediatria dell’Università di Milano -ha riguardato 571 soggetti di età compresa tra i 6 e i 14 anni residenti in due Comuni limitrofi a Milano. I principali risultati sono in parte inattesi.

        Importanza della prima colazione. L’assetto lipidico ha evidenziato valori di colesterolemia totale ai limiti superiori della norma, in particolare nei bambini obesi (16 per cento di tutti i bambini), i quali presentano anche un’alimentazione giornaliera meno frazionata dei normopeso: a titolo di esempio il 40 per cento dei bambini obesi non consuma mai la prima colazione, rispetto alla totalità dei bambini non obesi. Smiling woman with dish of yogurt --- Image by © Tetra Images/Corbis

       Lo studio romano, svolto su 547 scolari, ha evidenziato lo stesso ordine di dati come sottolinea il professor Carlo Imperato, “i fuoripasto in genere non debbono essere rifiutati aprioristicamente, potendo essere inclusi nell’alimentazione di soggetti in età evolutiva purché diano garanzie relativamente all’uso delle materie prime e siano considerati e consumati non in aggiunta a una dieta già completa ma in alternativa ad altri alimenti”.

      Dieta ideale è quella frazionata. Lo studio veronese ha permesso di rilevare risultati simili, tali da far dichiarare al professor Dino Gaburro che “non è sostenibile l’opinione che i prodotti da forno dolci, in riferimento ai livelli di consumo osservati, siano responsabili di eccessi ponderali e/o squilibri nutrizionali. La loro assunzione  deve essere peraltro armonizzata con la dieta complessiva e coerente con consumi equilibrati”.

         L’elemento più interessante appare pertanto il ridimensionamento del problema fuoripasto come sinonimo di squilibrio e fattore di rischio di incremento ponderale. E’ stato, al contrario, dimostrato che la dieta ideale per adulti e bambini-risulta quella frazionata (tre pasti e uno o due spuntini) con predilezione per fuoripasto ricchi di zuccheri complessi (amido) carenti nella dieta complessiva dove abbondano invece grassi e proteine soprattutto animali.

       Lo snack può essere addirittura visto in chiave di integratore piacevole oltre che necessario, con buona pace dei vecchi pregiudizi che lo condannavano come “cibo per golosi”, di scarso valore nutrizionale con eccesso di calorie e di zuccheri. Le indagini svolte non hanno avvalorato tali approssimazioni, confermando anzi esplicitamente quanto era già noto nei ratti e cioè che una maggiore frequenza dei pasti porta a un maggior dispendio energetico e quindi a una minore acquisizione di peso purchè non si esageri. È ovvio che se il fuoripasto trascende la sua collocazione di spuntino per sostituire la prima colazione, le calorie sono in eccesso e non garantiscono una corretta ripartizione giornaliera.

“Il problema nutrizionale dei fuoripasto.-.chiarisce il professor Eugenio Del Toma – non è tanto nella loro composizione ma negli adattamenti complessivi della dieta che il loro uso comporta. Cioè il consumo dei fuoripasto va previsto e conteggiato nel consumo giornaliero in modo che tali alimenti non vengano utilizzati come gratificazione, premio o surplus occasionale.

 

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