Da Piacenza a Parma attraverso la Val d’Arda

Il percorso. Piacenza-Fiorenzuola d’Arda-Castell’Arquato-Lugagnano Val d’Arda-Vernasca-Vigoleno-Salsomaggiore Terme-Fidenza-ParmaLe soste. Percorrendo il paesaggio padano, minime differenze di colori, forme, cadenze di lingua si assommano e lo stacco dei confini regionali non esclude una zona franca.

Panorama Itinerari Emilia Romagna Piacenza centro        Piacenza, per chi arriva dal nord, è la porta dell’Emilia, ma qualcosa di lombardo vi si prolunga. Il volto antico è severo, riservato, con un ‘impronta padana del laterizio. La stratificazione storica è sottolineata da vertici d’arte: il romanico e il gotico per l’età comu­nale, l’impronta bramantesca per il Rinascimento, i barocco per l’epoca ducale.    In nessun’altra località dell’Emilia-Romagna si respira l’atmosfera medievale come a    Castell’Arquato, detto “L’Assisi dell’Emilia”, borgo altero e compatto che domina da un colle la valle dell’Arda.

        Il quartiere di Borghetto e quello di Monteguzzo, dove gli stretti vicoli acciottolati corrono fra casette a schiera costruite in mattoni e tufo, preparano all’anti­co Solario, in cima al colle, con il Palazzo Pretorio, la Collegiata e la Rocca, un quadro robusto di Medioevo padano. Castell'Arquato

        Un castello con fortificazioni, due chiese, qualche casa: una miniatura medievale ricca di fascino inserita tra i verde delle colline che collegano Piacenza a Parma. Dal 1 200 Vigoleno fu feudo degli Scotti e le difese svolsero egregiamente il loro compito perché la cittadella rimase alla stessa famiglia fino al i 800, un vero e proprio record.

        Le città situate lungo la via Emilia sono accomunate da un’analoga situazione di pianura col vicino alzarsi della Piacenza Parma. Cstello dei Bardi a Gropparellocollina, dal vigore padano dell’architettura, dalla   cucina dai sapori schietti e ricchi e dal tratto cordiale; ciascuna, poi, trae individualità dal proprio per­corso storico. Parma ne rivela significativi brani nei “monumenti medievali ai quali lavorò l’Antelami e nelle delizie pittoriche del Correggio. E poi di orecchio esperto per la musica lirica e il canto, stendhaliana per finezza di cultura ma, soprattutto, ducale per la sua storia. Per tutti questi motivi, Parma mantiene il tono, l’atmosfera e la qualità della vita di una piccola capitale europea.

Castello dei Bardi a Gropparello (Piacenza-Parma)

Prodotti e cibi locali

Alimentari. Parma può essere considerata a buon titolo una vera e propria capitale del salume: dal prosciutto al culatello, dal salame di Felino alla spalla di San Secondo, dal fiocchetto al cappello del prete è tutta una gamma di delizie per i buongustai. Piacenza non è da meno con la coppa, la pancetta e i ciccioli.

        Tra i formaggi domina, dall’alto della sua maestà, il Parmigiano Reggiano; tuttavia, in provincia di Piacenza si producono un ottimo Primo sale e la saporita e piccante Robiola di Castel San Giovanni (20 km da Piacenza).

Quanto a dolci, a Piacenza si può trovare un’ottima torta di mandorle.

Vini e liquori.   La DOC Colli Piacentini, limitatamente ai vini prodotti in Val d’Arda, comprende i bianchi nelle tipologie Malvasia, Ortrugo, Monterosso Val d’Arda, Pinot grigio, Sauvignon, Chardonnay e Pinot spumante, nonché i rossi nelle tipologie Gutturnio, Barbera, Bonarda, Pinot nero e Cabernet sauvignon.

Il centro antico di Parma: la città d’oro

    Panorama del centro antico di Parma     La DOC Colli di Parma comprende i bianchi nelle tipologie Malvasia secco, Malvasia amabile, Malvasia spumante, Malvasia spumante amabile, Sauvignon, Sauvignon spumante nonché il rosso denominato semplicemente Colli di Parma. Liquore tipico è il nocino.

         Artigianato. Piacenza è oggi nota per la produzione di mobili e strumenti musicali, in particolare organi. La produzione odierna parmense riguarda le ceramiche artistiche e i mobili.

         Gastronomia. Ben definita, la cucina piacentina mostra affinità con quella lombarda, piemontese e ligure. Piatti tipici sono i pisarei e fasò, gnocchetti di pangrattato con sugo di pomodoro e fagioli borlotti, gli andini di magro, la torta di bietole, il capretto alla piacentina, la coppa al forno, il gambon, coscia di maiale disossata e bollita, lo stracotto alla piacentina, la lepre sfilata, la picula d’caval, carne trita di cavallo cucinata con olio e pomodori.

        Parma ha un rilievo gastronomico tutto particolare offrendo una cucina meno aggressiva e più misurata di quella delle altre province emiliane. Valga un esempio fra tutti: i tortellini hanno, altrove, un ripieno in cui è protagonista la carne; a Parma, invece, gli anolini accettano nel ripieno soltanto il sugo del brasato di manzo. La presenza di ottimi tartufi bianchi sulle colline parmensi, consente ai parmigiani di cucinarli in poco olio a fette sottili, con fettine di parmigiano, ottenendo un piatto di rara raffinatezza.  Nei ristoranti viene offerta tutta la gamma della cucina regionale; tuttavia, chi cerca piatti rigorosamente locali assaggi i tortelli con le erbette e la trippa e cardi alla parmigiana.

Manifestazioni durante il periodo pasquale. A Fiorenzuola d’Arda, nel giorno di Pasqua, si fra strage di uova sode. Pare che in questa guerra ne vengano distrutte più di diecimila. La gara, che si chiama in dialetto ponfa e culi, consiste nel rompere la punta dell’uovo dell’avversario con il proprio uovo. Vi partecipano contendenti di ogni età e sesso, alcuni dilettanti, altri allenati professionisti.

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