Cioccolato: nel sociale, nel vino

politicamente corretto

Il cioccolato ha ispirato anche importanti esperimenti sociali degni del Paese di cuccagna.

Nei due secoli scorsi, infatti, vari imprenditori condussero interessanti esperimenti di giustizia sociale ispirati al cibo degli dei, istituendo vere e proprie città modello.

Il primo fu il francese Emile-Justin Menier, seguace delle dottrine di Fourier.

Questo geniale imprenditore nel 1874 fondò la città di Noisiel, dove i suoi dipendenti, ospitati in confortevoli villini, usufruivano di efficienti servizi sociali e acquistavano i prodotti a prezzo di realizzo, pagandoli con appositi gettoni.

Esperimenti analoghi furono tentati in Gran Bretagna da Cadbury, che nel 1924 fondò la città di Bournville, ispirata agli ideali quaccheri, e soprattutto dalla statunitense Hershey.

Una omonima città della cioccolata, situata in Pennsylvania, fu interamente progettata in funzione del benessere degli operai, cui erano destinati alloggi e servizi particolari, con tanto di biblioteche, giardini e campi da golf.

Cioccolato politicamente corretto

La coltivazione del cacao richiede spesso un vasto impiego di pesticidi e fertilizzanti, per difendere e sostenere la fragile pianta del cacao; la lavorazione nei paesi di origine viene poi svolta da una manodopera scarsamente remunerata, spesso infantile, sull’orlo dello schiavismo.

È il controverso retroscena del cibo degli dei, denunciato da accese campagne umanitarie. Il consumatore attento però trova in commercio anche tavolette politically correct. Il cioccolato biologico viene elaborato utilizzando i frutti di alcuni ibridi robusti; per questo motivo risulta spesso inferiore a quello convenzionale, nonostante le sperimentazioni volte a innalzarne la qualità.

Viene in gran parte commercializzato attraverso i canali del Commercio Equo e Solidale, che fornisce precise garanzie sulle condizioni di lavoro della manodopera e sulla ripartizione dei profitti.

Quanto cacao in un bicchiere di vino?

Fra gli infiniti profumi che compongono il bouquet di un grande vino, a volte figura anche il cioccolato. Si tratta di un pregiato aroma terziario della famiglia degli empireumatici, che si sviluppa in seguito ad un invecchiamento prolungato.

Esso può presentarsi nei grandi rossi secchi, come barolo o il bordeaux, ma anche nei vini bianchi ossidati, mentre una nota di burro di cacao può affiorare negli champagne blanc de noirs. 

vini rossi fortificati, come il maury, il banyuls e i porto, sviluppano spesso un aroma cioccolatato che li rende perfetti per l’abbinamento.

I cru del cacao

Ogni cacao ha caratteristiche organolettiche distinte. A somiglianza del vino, sono stati proprio i concetti trattamente interrelati di cru e di terroir ad ispirare la moderna rinascita del cibo degli dei, più che mai al centro della creatività gastronomica e dell’attenzione dei gourmet.

Fra i più pregiati si possono menzionare il Trinidad, per il gusto affumicato; lo Java, per le note di tabacco e di frutta; 1’Arriba dell’Ecuador, con il suo aroma di zagare; il Madagascar, per le caratteristiche fragranze affumicate e fruttate di noce di cocco.

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