Perchè la cioccolata fa bene donna e cioccolatini

Oggi la scienza ha dimostrato che questo alimento dalle straordinarie capacità nutritive, se assunto correttamente, può solo fare bene alla salute e all’umore di adulti e bambini. La conferma viene dai risultati di una recente inchiesta condotta in Italia e negli Stati Uniti, estesa dal campo puramente alimentare a quello del costume tra storie, leggende e fantasie che la cioccolata ha avuto il potere di ispirare

Arrivata dal Nuovo Mondo fu una salutare ventata di novità, raccogliendo una schiera di fedelissimi. “Fuggitiva e leggera”: così Marcel Proust definiva la cioccolata, allora autentica quintessenza del piacere raffinato ma non solo. Dalla letteratura alla scienza. I due attributi proustiani risultano in perfetta sintonia con i più recenti studi alimentari, da cui si apprendono informazioni che sfatano antichi e, in parte, ancora radicati pregiudizi.

Questo “cibo degli dei” non soltanto non fa male, ma è utile nell’ambito di un ciclo alimentare equilibrato e corretto. I “cioccolatomani” di provata fede non avevano dubbi in proposito e adesso le indagini mediche danno loro ragione.

In giuste dosi e gustata senza sensi di colpa, la cioccolata fa bene a tutti coloro che sono in normali condizioni fisiche. E inoltre è indicata per gli sportivi, per i bambini e anche per la terza età. Insomma, piacere e salute sono due parole che finalmente vanno d’accordo fra di loro. Come? Scopriamolo in questa pagina…

Che cosa dicono le ricerche più recenti

Nel vecchio adagio: “Tutto quel che piace o è proibito o fa ingrassare”, ci doveva essere una punta di maliziosa saggezza, quella stessa, per intenderci, che finiva poi per dare più gusto alla trasgressione. Gli anni 70 e ’80 avevano collocato il cioccolato in testa all’elenco di sicuri, anche se piccolissimi, peccati di gola; i salutisti più rigorosi lo accusavano senza mezzi termini di ogni tipo di sconquasso ai danni della linea, del fegato, del colesterolo, della dentatura e di chissà cos’altro.

Oggi le cose sono cambiate e quelle posizioni estremiste appaiono per quello che erano: una moda, fenomeno cui non si sottraggono nemmeno i cibi e la loro immagine. Basti ricordare, per averne la conferma, che nel decennio precedente, cioè negli anni del boom, qualsiasi merendina a base di cioccolato era al contrario considerata con estremo favore nell’alimentazione dei giovanissimi per il suo apporto energetico. Come sottrarsi allora all’ambiguità delle mode e all’emotività dei giudizi affrettati? Con due semplicissimi strumenti: il primo è quello di bandire in modo assoluto non il piacere, ma l’eccesso. L’altro strumento è quello di basarsi solo sui dati certi della ricerca scientifica più aggiornata.

A far chiarezza su questo argomento contribuisce il professor Eugenio Del Toma, docente di Scienza dell’Alimentazione all’Università di Roma: “La cioccolata e i prodotti derivati hanno un altissimo valore energetico e sono quindi consigliati a chi non ha problemi di salute. Parliamo di uso, naturalmente, e non di abuso, dato che si tratta di un elemento che contiene grassi. Ma questo vale per buona parte dei cibi, non solo per la cioccolata”.

Tra gli anatemi scagliati da generazioni di genitori apprensivi contro la seduzione del cioccolato c’era l’immancabile: “Rovina i denti!”. Ma recentemente un gruppo eli ricercatori del MIT, il celebre Massachusetts Institute for Technology, di Boston, ha sostenuto che “contrariamente a un’opinione molto diffusa la polvere di cacao ha mostrato una notevole efficacia inibitoria proprio contro la carie”

Il cioccolato, è stato assolto anche sul fronte del colesterolo: non ne è stata trovata alcuna traccia nel fondente e pochissimi milligrammi (16 per la tavoletta da un etto) in quello al latte.

Quanto al rapporto tra cacao e acne giovanile, un recente rapporto dell’American Medical Association ha decisamente smentito ogni legame di causa ed effetto. Nella stessa relazione si mette anche in luce che il cioccolato contiene la L-lisina e Pargilina, due aminoacidi impiegati nella cura dell’herpes.

Importanza dosare l’alimentazione 

0h sì, perché il cioccolato non è soltanto una tentazione e un premio: è anche e soprattutto un favoloso alimento. Non a caso Alexander Von Humboldt, il naturalista prussiano che finirà col battezzare col suo nome la famosa corrente oceanica, ha scritto: “La fava di cacao è un fenomeno che la natura non ha più ripetuto. Non si sono mai trovate tante qualità riunite in un frutto così piccolo”.

Nel cacao amaro, per esempio, ricco di vitamina A, vi sono anche massicce quantità di calcio, fosforo e potassio, utilissimi per il nostro organismo. Di cioccolato e alimentazione parlò anche l’illustre scienziato, il professor Umberto Veronesi: “È un alimento perfettamente bilanciato” ha detto “che contiene sia grassi vegetali (46%) e amidi (23%) che proteine (16%) e che può quindi rientrare nel ciclo nutrizionale di ognuno di noi”.

Quel sottile raffinato afrodisiaco 

Una splendida incisione che rìsale alla seconda metà del Settecento ci presenta una scena emblematica. Due amanti fanno colazione insieme. La dama, in abito provocante, si china teneramente per accarezzare il suo cavaliere; lui la ricambia con uno sguardo complice e appassionato: sul tavolo, due tazze di cioccolata: vuote. L’autore, Martin Engelbrecht, è un artista e poligrafo che, tra l’altro, ha dedicato alla sua innamorata questi versi: “Eccoti una bevanda dal lontano Occidente,cioccolatafa bene la offro insieme col mio cuore/ perché noi dobbiamo ancora dare discendenti al mondo”. Ovvero, erose… cioccolata.

Figlio del secolo dei Lumi, Engelbrecht individua il sottile legame esistente tra il piacere dei sensi e la cioccolata: un’equazione, questa, che nel Settecento razionalista e libertino divenne quasi obbligatoria. Un esempio per tutti: quello di De Sade. Il divino marchese conosceva così bene il potere afrodisiaco della bevanda che, in molti suoi libri, descrive spuntini e colazioni a base di cioccolata, crostini e vino di Spagna. Il tutto serviva quale corroborante ai suoi scatenati protagonisti.

Non solo. Anche Voltaire era un grande estimatore del cacao e ne consumava sino a dodici tazze al giorno; per non dire poi di Cagliostro, altro personaggio carismatico, il quale attribuiva ai suoi “croquettes” (praline) poteri energetici, di ringiovanimento e di risveglio dei sensi.

A Goethe il cioccolato piaceva moltissimo; al punto che, per ottenere i favori di una donna, spesso regalava un mazzo di rose abbinato a una scatola di cioccolatini, il tutto accompagnato da una dichiarazione.

Ancora oggi, regalare cioccolatini a una signora è ben più di un atto raffinato e galante. Si tratta di un gesto carico di valenze amorose, una sorta di implicita captatio bene-volentiae nei confronti del proprio oggetto del desiderio.

“Il dono di cioccolato alla persona amata”, ha osservato Mariarosa Schiaffino in “Cioccolato & cioccolatini”, secondo gli psicologi “nasconde quasi sempre l’offerta di ben altre prestazioni”.

Incisione francese del ‘700

E lo sapevano anche Casanova e l’immaginifico Gabriele D’Annunzio, che amava gustare qualche quadretto di fondente prima di affrontare le fatiche del talamo. Studi recenti indicano una connessione tra cioccolata e attività amatorie: il cacao infatti è ricco difeniletilamina, una sostanza che ha un ruolo euforizzante, analogo a quello delle anfetamine. Cibo degli dei, diceva il grande naturalista svedese Linneo, che battezzò la pianta del cacao col nome Theobroma. E in effetti, dopo aver gustato della cioccolata, ci si sente davvero amatori divini!

Certamente non è un cibo indicato per gli obesi, come del resto non lo sono una fetta di formaggio stagionato o un piatto di pastasciutta troppo condito. E tantomeno è consigliato a chi ha problemi di fegato o disturbi all’apparato digerente.

In ogni caso, su un punto in particolare concordano tutti: cioè che un quadretto di fondente non va più considerato come un extra, ma può essere felicemente integrato nel pasto-base della giornata.

La tavoletta da 100 grammi contiene infatti poco più di 500 calorie, le stesse di una classica porzione di spaghetti al ragù, con la differenza che raramente si mangia un etto di cioccolata, mentre nessuno resiste alla tentazione di un piatto di pasta ben condito.

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