Le proprietà del caffè: digestivo, tonico, energetico, ecc…

sia benefiche che non, sono determinate dalle molteplici sostanze moleco­lari contenute in questa bevanda che, come tutte le molecole presenti negli alimenti, hanno un effetto metabolico e or­monale nel nostro organismo, il quale cambia in seguito all’assunzione di tali sostanze. Anche con il caffè non si può esgerare nel consumo, altrimenti possono subentrare diversi effetti negativi, tra cui una forma di dipendenza, il caffeinismo,

zolletta di zucchero nel caffè, plof

La caffeina

La più nota e studiata molecola presente nel caffè è la caffeina, che provoca nell’organi­smo diverse reazioni. Vediamole di seguito.

  • Effetto digestivo: in quanto stimola sia la secrezione gastrica che biliare.
  • Effetto tonico e stimolante sul sistema cardiaco e nervoso: la caffeina, una volta raggiunto il circolo sanguigno, viene traspor­tata al cervello, dove va a bloccare un neu­rotrasmettitore inibitore, l’adenosina. Inoltre, aumenta l’attività di altri neurotrasmettitori come la dopamina, ormone coinvolto nella trasmissione del piacere.
  • Effetto energetico: aumenta i livelli di adrenalina, neurotrasmettitore coinvolto nel­le reazioni di emergenza “combatti o fuggì”, attraverso l’attivazione del sistema nervoso simpatico. Questo avviamento provoca una serie di risposte: l’aumento della funzionalità cardiaca, il rilascio di glucosio e il potenzia­mento del tono muscolare, che preparano l’organismo ad affrontare un pericolo.
  • Effetto diuretico: insieme ad altre sostan­ze contenute, quali asparagina, acido cloro-genico, acido caffeico e teobromina (presen­te anche nella cioccolata fondente). Questi composti vengono utilizzati per contrastare la ritenzione idrica e, quindi, impiegati anche nelle cure dimagranti.
  • Effetto anoressizzante e lipolitico. l’au­mento dell’adrenalina che la caffeina de­termina, provoca l’attivazione della lipolisi, ovvero, la scissione dei trigliceridi in acidi grassi, i quali vengono utilizzati a scopo energetico.
  • Effetto inibitorio (anche per la presenza di tannini), sull’assorbimento di calcio, ferro e zinco, se assunta in grandi quantità.

Ma non solo benefici!

Le ripercussioni negative sulla salute umana dipendono principalmente, come sempre, dalle dosi. Un consumo elevato e, soprattutto, costante di caffè, espone a diversi rischi. Questo per le reazioni fisiologiche che esso stesso determi­na con effetti, ad esempio:

  • sulla stimolazione gastrica, che può risulta­re sgradevole (per l’eccessiva produzione di acido cloridrico), soprattutto a digiuno o in pazienti a cui è stata diagnosticata gastrite o reflusso gastroesofageo;
  • stimolanti sul sistema nervoso e cardiaco, deleteri per quelle persone che già soffrono di insonnia o ipertensione.

Il caffè pur essendo energizzante, nel tempo, per l’eccessiva stimolazione delle ghiandole surrenali a produrre gli ormoni dello stress come l’adrenalina, può sottoporle a iperlavoro con conseguente rallentamento della loro attività.

Inoltre, la caffeina è un alcaloide apparte­nente alla famiglia delle metilxantine che, metabolizzata dal fegato, richiede numerosi enzimi, vitamine e sali minerali per compiere il suo lavoro di detossificazione.

Anche effetti metabolici

Nel caffè, oltre a essere stata isolata una discreta quantità di sali minerali, vitamine e amminoacidi (potassio, sodio, calcio, ferro, niacina, riboflavina, metionina e asparagina), sono stati studiati gli effetti metabolici di di­verse altre sostanze presenti.

  • L’acido benzoico, sostanza tossica che au­menta il processo di invecchiamento cellulare, che sta alla base della mancata funzionalità delle cellule e dell’insorgenza della malattia. La velocità del processo di invecchiamento aumenta perché l’organismo, per neutraliz­zare l’addo benzoico, utilizza la glicina, com­ponente del collagene, fondamentale per la salute, l’elasticità e ‘integrità della pelle.
  • Gli acidi clorogenici, presenti fino a 450 mg in una tazzina hanno attività antiossi­dante, ovvero, di contrasto dei radicali li­beri, responsabili del declino funzionale di molte molecole. Per tali motivi, diversi studi hanno dimostrato che chi beve regolarmen­te questa bevanda, ha un rischio inferiore del 65% di sviluppare l’Alzheimer, malattia neurodegenerativa. Mentre altri studi han­no confermato una riduzione del rischio del 30-60% di sviluppare il morbo di Parkinson, la seconda malattia neurodegenerativa al mondo, dopo I’ Alzheimer, causata dalla morte dei neuroni cerebrali che producono dopamina.
  • I tannini, responsabili di spiacevoli situa­zioni, come la diminuzione dell’accresci­mento corporeo e dell’utilizzazione dell’a­zoto proteico, in quanto formano un legame specifico con le proteine. Inoltre, inattivano enzimi quali proteasi, lipasi e amilasi, impe­dendo la digestione e l’assimilazione a causa dell’utilizzo metabolico di molte sostanze.
  • I terpeni, biomolecole prodotte da mol­te piante e da alcuni insetti. Sono, infatti, i principali componenti delle resine e degli oli essenziali delle piante, miscele che conferi­scono loro odore e aroma.

Molti aromi usati nei cibi o nei profumi provengono proprio da queste particene. Rappresentano anche i precursori degli steroidi (particolari lipidi che fanno parte della struttura degli ormoni sessuali e corticosurrenalici), e dei carotenoidi (precursori della vitamina A).

Come contrastare la dipendenza: II caffeinismo

II caffè, per la presenza di molteplici so­stanze ha un effetto farmacologico, tanto è vero che, se si abusa quotidianamente con il suo consumo, potrebbe determinarsi una vera e propria dipendenza, chiamata “caffeini­smo”, i cui sintomi sono: nervosismo, mal di testa, palpitazioni, insonnia e irritabilità. A volte, per evitare gli effetti dannosi della caffeina, risulta più accettabile consumare il caffè decaffeinato.

ma dobbiamo anche  doman­darci: “Come viene realizzato un caffè pri­vo di caffeina?”.Per l’estrazione possono essere utilizzati due metodi:

  • naturale, attraverso l’estrazione ad ac­qua e filtrazione in carboni attivi che pro­voca la perdita di tante altre sostanze;
  • industriale, attraverso l’estrazione con C02, diclorometano e acetato di acetile, con successivo trattamento con vapore per l’eliminazione del solvente.

Per tutte queste considerazioni, i benefici del caffè sono ottenibili con un consumo moderato. In genere, sembra ragionevole un limite di 300 mg di caffeina, e dal mo­mento che un caffè fornisce 85 mg di caf­feina, il limite viene generalmente fissato in 3 tazzine al giorno per le donne e 4 per gli uomini (anche se è sempre importante ascoltare la propria risposta individuale a ciascun alimento).

Inoltre, come suggeriscono alcune evi­denze scientifiche, in gravidanza è buona regola limitare al massimo o evitare com­pletamente il consumo di caffè, in quanto alte dosi di caffeina possono risultare pe­ricolose per la salute del feto o possono aumentare la probabilità di avere un bam­bino sotto peso alla nascita. In ultimo, si sconsiglia di bere caffè anche durante l’allattamento, perché attraverso il latte, la madre trasferisce la caffeina al bambino e, a dosi elevate, potrebbe risul­tare dannoso.

Dott.ssa Roberta Amici Biologo Nutrizionista Terracina

Leave a Reply
Your email address will not be published.
  • ( will not be published )