DUE TERZI DELLE REAZIONI GRAVI AVVENGONO A SCUOLA

Studio italiano: uno su quattro quando va a casa di amici porta con sé qualcosa di “sicuro” da mangiare

Niente festicciole di classe: una fetta di torta è un pericolo, se dentro c’è la crema di nocciole, né si può addentare un biscotto se contiene l’uovo. E così, nel timore di sbagliare, il 17% dei bambini con allergie ai cibi non partecipa mai alle feste degli amichetti, lo afferma una ricerca italiana presentata a Venezia e condotta su un centinaio di bimbi di 5 anni. I dati, raccolti dal Centro per le allergie e le intolleranze alimentari dell’Università di Padova, svelano che un bimbo su quattro quando va a casa di amici porta con sé qualcosa di “sicuro” da mangiare; un altro 45% sta tutto il tempo in allerta per essere certo di non mettere in bocca cibi pericolosi.

DIFFICOLTÀ– Secondo tre bambini su quattro, per giunta, l’alimentazione quotidiana è monotona e noiosa e uno su quattro non ha più alcuna curiosità di provare cibi nuovi: a furia di proibizioni, passa la voglia di mangiare. «Le allergie alimentari vengono spesso banalizzate ma è molto difficile conviverci, specie per i bimbi. Del resto evitare i cibi “proibiti, che nel caso dei piccoli sono quasi sempre latte, uova e frutta secca, è tuttora l’unico modo per scongiurare una reazione allergica» osserva Maria Antonella Muraro. Per capire quanto può essere stressante convivere con un’allergia, basti pensare che un 5-15% di casi di choc anafilattico è per di più associato all’esercizio fisico. Un’ulteriore minaccia che può azzerare la voglia di correre e giocare coi coetanei. «Ci sono poi le difficoltà a scuola dove avvengono i due terzi delle reazioni allergiche gravi – aggiunge Muraro -, basterebbe però educare il personale scolastico per integrare i bimbi allergici e farli vivere serenamente in mezzo agli altri».

A.V.