E’ ampiamente conosciuto che ciò che mangia la mamma influisce sul benessere del nascituro. E’ però molto importante anche controllare il peso: se l’aumento ponderale è eccessivo, questo rappresenta un rischio sia per la donna (in termini di maggiori probabilità di sviluppare diabete gestazionale e gestosi), sia per il bambino (eccessiva crescita, eccesso dì liquido amniotico, com­plicanze al momento del parto). A tavola, quindi,  meglio preferire pasti piccoli e frequenti e bere abbondante acqua naturale. La dieta mediterranea è senza dubbio la migliore scelta in termini di salute: non deve mancare il giusto apporto di carboidrati, prediligendo cibi non raffinati (cereali integrali), proteine vegetali (legumi), e carni magre (carne bianca, maiale), pesce almeno due-tre volte la settimana (per garantire il giusto apporto di acidi grassi essenziali). Per i condimenti è bene scegliere l’olio extravergine di oliva a freddo. La frutta e la verdura non devono mai mancare ad ogni pasto. In gravidanza è sconsigliato assumere alcolici, se non in quantità minime e per consumo occasionale.

mamma e bambino   L’importanza del “ferro”.  La carenza di ferro è la carenza minerale più diffusa nell’uomo ed è responsabile dell’anemia sideropenica (una patologia che in Europa colpisce il 20-30% delle donne in età fertile e delle adolescenti), provocata da esaurimento delle riserve. La carenza di questo oligoelemento ha ripercussioni negative anche su altri meccanismi biologici come, ad esempio, il sistema immunitarìo, i sistemi di neurotrasrnissione cerebrale e la termoregolazione. Clinicamente l’anemia da carenza di ferro si presenta con astenia, pallore, tachipnea, tachicardia, difficoltà di concentrazione e affaticabilità eccessiva: sintomi che possono essere riscontrati già nelle fasi precedenti la carenza (identìficabile mediante misura di parametri ematici). In una prima fase, le riserve sono “virtualmente” azzerate, come evidenziato dai valori della ferritina. Successivamente si ha riduzione del ferro circolante e, poi, alterazioni dell’eritropoiesi con conseguente modifiche delle caratteristiche dei globuli rossi.

     Protraendosi lo stato di carenza, i livelli di emoglobina si riducono al di sotto dei valori considerati normali e, in seguito si può instaurare una grave anemia microcitica e ipocromica. L’anemia va identificata sulla base dei valori dell’emoglobina (valori tra 3 e I 6 g/dl nell’uomo, e 12 e 16 g/dl nella donna sono considerati espressione di normalità). Durante la gravidanza, i valori normali sono più bassi pervia dell’emodiluizione fisiologica. I livelli di assunzione di ferro raccomandati comunque si basano sulle perdite e sulle quantità necessarie per la crescita e per costituire le riserve. Il fabbisogno giornaliero di ferro è di 2 mg/die per la donna in età fertile e I mg/die per i maschi e le donne in menopausa. Questo valore aumenta nelle donne in gravidanza (una carenza di ferro può rallentare lo sviluppo del feto) e nella donna che allatta. Se il ferro introdotto con la dieta non è sufficiente al fabbisogno dell’organismo, risulta necessario integrarlo nel modo più naturale possibile, scegliendo un prodotto con una elevata biodisponibilità.

. Il parto, è un evento naturale. Ogni donna che deve partorire è combattuta tra il timore per i dolore che dovrà superare e la gioia di vedere il bambino che nascerà…

Continua in:  COME PREPARARSI AL PARTO E DOVE ANDARE

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