Mangiare non è solo un’esigenza per vivere. Può e deve essere anche un piacere e tale deve rimanere, a qualsiasi età. Alimentare il corpo e l’anima è una ricetta di lunga vita perché non è vero che salute vuol dire sacrificare la buona tavola.

anziani in piena salute

anziani in piena salute

Attorno al modo di alimentarsi resistono tuttora molti pregiudizi, spesso derivati da false conoscenze e informazioni. La cosa si aggrava quando parliamo di alimentazione nella terza età: credenza assai radicata è che l’anziano debba rinunciare alla buona cucina, mangiare poco e soprattutto muoversi ancora meno. Se si raggiungono e si superano i 70 anni con una buona forma fisica è chiaro, invece, che la dieta ha dato buoni risultati, è adatta e può accompagnare l’anziano ancora per molto tempo. Rinunciare alle abitudini radicate, ai piccoli piaceri che la cucina può dare è spesso inutile, se non addirittura dannoso. Parliamo, ovviamente di persone sane, senza patologie specifiche, perché la malattia non è affatto una compagna obbligatoria per gli anziani. E non possiamo certo chiamare malattie quelle affezioni imputabili agli anni che. passano e con le quali bisogna imparare a convivere.

Ma quando si diventa anziani? Non è un traguardo scandito da date e non si può stabilire in modo univoco che a 60 o 65 anni piuttosto che a 70 si è anziani. È piuttosto il risultato della convivenza di diversi fattori, alcuni dei quali genetici e sui quali non si ha quindi nessuna influenza, con altri ambientali e personali, fra i quali senz’altro le abitudini alimentari che dipendono in gran parte dalle scelte di ogni persona. La necessità per gli anziani di ridurre gli apporti calorici deriva da una condizione psicologica – e solo a volte fisica – di scarsa mobilità, non dall’età. Salvo problemi patologici precisi, nulla vieta agli ultra settantenni di muoversi quanto un quarantenne e, quindi, di bruciare la stessa quantità di energia. Chiariamo: qualche cambiamento c’è. Il fisico ha bisogno di una quantità «fissa» di energia da utilizzare per alimentare le funzioni vitali dell’organismo (è il «metabolismo basale», il consumo di energia delle attività vitali indipendenti dalla volontà, come l’attività cardiaca e respiratoria, quella del sistema nervose e le altre necessarie anche in stato di riposo). In aggiunta a questa quota fissa c’è l’energia che ognuno consuma quando decide di muoversi o meno, di camminare piano o correre, di salire le scale o giocare a tennis.

Con l’età il metabolismo basale diminuisce le proprie esigenze in modo lento ma inesorabile. Può, tuttavia, non diminuire l’attività volontaria, per chi ha la voglia e la fortuna di poterlo ancora fare. E non è un problema neppure avere smesso di lavorare: il consumo di calorie non distingue le attività professionali da quelle ricreative e sportive. Se si è abbandonato il lavoro nel senso di «dovere» è possibile – e consigliabile! – dedicarsi ad altre attività che potrebbero risultare anche più piacevoli.

Il modo di alimentarsi contribuisce in misura importante alla determinazione e al mantenimento dell’efficienza, della salute, alla qualità della vita. Le abitudini a tavola hanno un’influenza sul fisico e sulla mente tale da determinare lo stato prossimo venturo del benessere: stiamo parlando di abitudini, non di episodi di golosità e digiuno che, proprio perché occasionali e saltuari, lasciano il tempo che trovano. È allora evidente che ci si debba preoccupare per tempo di come costruire il regime alimentare quotidiano, quello che si chiama «dieta»: ricordiamoci che l’uomo è un animale onnivoro e che in natura non esiste un alimento che da solo può soddisfare completamente tutte le esigenze dell’organismo. C’è, perciò, bisogno di una alimentazione mista e variata, di adattare il piacere della tavola alle reali esigenze del fisico, all’ambiente in cui si vive.

Continua in …”Una dieta equilibrata: segreto per non invecchiare”

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