A caccia di funghi

Andar per funghi può essere utile e divertente, ma è opportuno conoscere alcune regole particolarmente preziose: come cercarli, come coglierli, come ci si può accertare che siano commestibili, per non incorrere in incidenti con conseguenze anche gravi

I week-end d’autunno possono avere come meta località di montagna dove andare in cerca di funghi: attività utile oltre che divertente.

Il periodo migliore per la raccolta dei funghi comincia ad agosto e si prolunga in autunno.

Dove cercarli

Fino ai duemila metri troveremo funghi sui versanti nord di colline e montagne, nella zona più ombrosa e fresca, o sui pendii, nei canaloni stretti. Lungo le rive di torrenti e ruscelli i funghi crescono grazie, appunto, all’umidità. La pineta rappresenta in genere il luogo ideale per la ricerca.

Sotto i pini, gli abeti, i larici è possibile trovare ottime qualità di funghi. Ma ne troviamo di squisiti anche nei boschi di castagno, faggio, betulla, pioppi. In queste zone troveremo i preziosi “boleti”. Nei pioppeti cercheremo sui tronchi morti o sui grossi rami spezzati i “chiodini”, i “coprini” e i “geloni”.

I “prataioli” li cercheremo in zone ombrose, su prato con terra grassa. Molti buoni funghi commestibili, si trovano poi alla base delle robinie.

Come si fa la “cerca

Una volta giunti sul posto dove si pensa possano nascere funghi, sarà utile fare un esame del suolo per evitare una “cerca” infruttuosa : sca­vate una piccola buca sotto l’intrico dell’erba o delle foglie secche per rendervi conto del grado di umidità della terra.

Se vi sembra umida, qualsiasi punto andrà bene per la ricerca. Se invece è asciutta, vi converrà dirigervi verso nord. Un altro accorgimento utile è quello di risalire la montagna a zig-zag: meglio cercare in salita anziché in discesa, perché i funghi si scorgono meglio osservando dal basso verso l’alto.

Quando si vede un fungo è meglio non allungare subito la mano, ma tastare leggermente il terreno attorno con un bastoncino: potrebbe esserci nascosta una vipera (che si annida volentieri vicino ai funghi), inoltre potrebbero esserci nelle vicinanze altri funghi che si scopriranno solo se si solleva leggermente l’erba in prossimità del fungo già intravisto.

Raccogliere solo quelli che si conoscono

Quando si raccoglie il fungo, occorre staccarlo dal terreno con cura, tagliando il fondo del gambo dove aderisce al terreno con la radici, con l’apposito coltellino , senza sradicarlo com­pletamente, lasciando la parte con la radici, altrimenti in quel punto non cresceranno altri funghi e si farebbe un danno ecologico.

I funghi infatti sono i grandi “riciclatori” della natura. Essi “digeriscono” la sostanza organica che si trova nel suolo, disgregando foglie, rami, ceppaie, resti della vita animale che vengono aggrediti dall’apparato vegetale del fungo (il micelio) che vengono trasformati perché altri organismi possano riutilizzarne le sostanze.

Importantissimo è quindi cogliere solo quanto veramente sappiamo di poter utilizzare il fungo e solo quelli delle specie conosciute: spesso, nel dubbio che un fungo sia o meno mangereccio, lo cogliamo e lo buttiamo mentre, invece è meglio, se non si è sicuri,  non coglierlo, lasciandolo al suo posto.

Accantoniamo anche la mentalità che solo i porcini, i prataioli, gli ovuli, i cantarelli si possano mangiare: i funghi sono in larghissima percentuale commestibili, e, quindi, tante specie di funghi sono buone.

Ma come riconoscere i funghi mangerecci?

Tutti i vecchi “test” della tradizione, sono assolutamente inattendibili. II vero conoscitore di funghi li sa distinguere, ma anche lui può cadere in errore. E neppure vale la “barbara” prova di assaggio fatta fare al cane o al gatto: questi animali hanno un apparato digerente ben diverso dal nostro, e si cibano anche di sostanze raccogliticce che per il nostro organismo sarebbero nocive mentre a loro non fanno alcun male.

Il migliore modo per sapere se un fungo è buono o no è la conoscenza scientifica: fate quindi controllare con cura e sempre, al più vicino Centro Micologico dell’Ufficio di igiene i funghi raccolti, per essere certi che si tratti di qualità mangerecce.

Nella foto in alto, un folto gruppo di “chiodini”: sotto, come si raccoglie un fungo.

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