8 – I ragazzi mangiano troppo e male

I ragazzi: mangiano troppo e male

Studi ed inchieste indicano, purtroppo, che i ragazzi italiano, come in genere quelli di tutto il mondo industrializzato, mangiano troppo e male: nella loro dieta c’è un eccesso di proteine, zuccheri e grassi, il che è un fattore di rischio per l’insorgenza precoce delle “malattie del benessere”, obesità, aterosclerosi, diabete, ipertensione, degenerazioni tumorali. Fenomeno negativo che si è intensificato negli ultimi anni e continua ad aumentare.

Una indagine condotta alcuni anni addietro dalla Clinica Pediatrica V, dell’Università di Milano sulla popolazione scolastica della città, ha messo in evidenza che su 862 bambini, maschi e femmine, tra la prima elementare e la seconda media, ben 108 avevano un peso del 20 per cento superiore alla media, il che significa che erano già dei piccoli obesi.

A Roma, una ricerca svolta (sempre qualche anno addietro, dall’Unità Sanitaria Locale del quartiere San Giovanni, su 2mila studenti fra i 12 ed i 14 anni, ha rivelato che: quasi tutti fanno una prima colazione insufficiente e a metà mattina ricorrono a merendine dolci industriali o a pizzette; a mezzogiorno fanno pasti a base di pastasciutta, carne e salumi, mentre pane, legumi e verdure sono scarsi; il frutto più consumato è la banana, scelta perché esotica sebbene non più ricca di vbalori nuitritivi della buona frutta nostrana.

Molti bambini e ragazzi appaiono dunque candidati ad aumentare in futuro il numero dei già tanti italiani adulti che si ritengono e spesso sono davvero, sovrappeso e che vorrebbero dimagrire: 22 milioni, secondo l’inchiesta Selezione Doxa, il 50 per cento di tutti gli adulti sopra i 15 anni. Tanto più che la sedentarietà, tipica di una società tanto industrializzata e urbanizzata, coinvolge ormai pesantemente anche i giovani ed i bambini.

L’adolescenza, l’arco di tempo che separa l’infanzia dall’età adulta, compreso grosso modo fra gli 11 ed i 15 anni, è dunque un periodo cruciale: non dovrebbe essere troppo tardi per riprendere buone abitudini alimentari da portarsi dietro per il resto della vita, e d’altra parte gli eventuali danni già instaurati dovrebbero essere ancora reversibili