7 – Il bambino vittima della pubblicità

Poco diffusa corretta informazione alimentare in Italia

I dolci che piacciono quasi a tutti e che presto vengono associati all’idea di festa o di premio, non devono certo essere banditi. Però, bisogna fare attenzione, perché nella somma quotidiana anche quelli nasc osti, per esempio nelle bevande dolcificate e quelli ingurgitati disordinatamente, come le caramelle, a qualsiasi ora del giorno. L’importante è che il piccolo impari a mangiare di tutto. Per le quantità è opportuno ricordare sempre quella sua capacità di autoregolarsi: per evitare conflitti,, anziché ricorrere ad imposizioni si può ad un certo punto invitarlo a servirsi da sé, a patto che poi finisca quello che ha preso.:

Intorno ai tre anni per molti bambini comincia, con la materna, il periodo della scuola e dei pasti consumati fuori casa. E la mamma ansiosa, che a mezzogiorno non vede quello che il figlio mangia, deve guardarsi dal cadere nell’errore di supernutrirlo quando torna a casa, con merendine succulente o con un eccesso di cibi a cena.

Ma, intanto, chissà in quale preciso momento, il bambino diventa un piccolo consumatore di pubblicità, soprattutto televisiva. L’informazione alimentare di tipo pubblicitario, si sa, sta modificando il modo di mangiare di tutti, e non sempre in senso corretto.

Il problema è stato analizzato in diversi modi come al Convegno di Milano “Il bambino protagonista di una nuova educazione alimentare”, e in un volume intitolato “Mangiando s’impara”, di Erika Della casa, realizzato dalla Costa & Nolan e voluto dalla Gigad.

Le suggestioni della televisione

La pubblicità televisiva, è stato sottolineato nel Convegno, piace molto al bambino, che spesso poi orienta gli acquisti della mamma. E’ un fatto di cui bisogna prendere atto perché fa ormai parte della nostra vita. Ma i bisogni artificiali indotti dalla pubblicità, che sottolineano l’aspetto edonistico del cibo, non debbono venire demonizzati ma piuttosto ridimensionai. Il segreto sta nel non lasciare il bambino in preda alle suggestioni della televisione, ma nel guardarla con lui ed agire da filtro.

Scarsa conoscenza alimentare

Purtroppo l’informazione alimentare non è ancora abbastanza diffusa in Italia come risulta da una inchiesta intitolata “Nutrizione: giudizi e pregiudizi degli italiani” promossa da Selezione del Readar’s Digest e realizzata dalla Doxa, solo il 29 per cento degli adulti intervistati hanno dimostrato di possedere un livello di informazione piuttosto alto, mentre il 47 per cento si colloca ad un livello intermedio, ma non del tutto sufficiente, mentre il 24 per cento ad un livello piuttosto basso.

Così, ogni anno le famiglie italiane spendono 120 mila miliardi per alimentarsi, mentre poi è altissimo il fatturato delle aziende specializzate in prodotti dietetici e delle palestre cui sempre più persone si rivolgono per dimagrire.

Così, nella società dell’abbondanza, l’attuale crisi permettendo, quando praticamente non esistono più malattie da difetto alimentare, sono invece in continuo aumento le malattie legate ad una alimentazione sbagliata anche tra i ragazzi.