4 – Buon senso nell’allattamento

Allattamento: buonsenso per la quantità e gli orari

L’allattamento al seno non è solo un momento nutrizionale. E’ una continuazione del legame e fisiologico madre-figlio, della gravidanza, e diventa una componente del sistema nutrizionale del neonato. Le stime dicono che un buon 96 per cento delle madri sono in grado di allattare e gli esperti affermano che la donna ne trae lei stessa un giovamento, in quanto diminuiscono per lei i rischi di tumori al seno e all’utero.

Ma per allattare con successo, la madre deve desiderarlo, non considerarlo un dovere. Se non se la sente proprio, o se non può, non deve farne un dramma né farsi assalire da sensi di colpa. Sebbene il latte materno, per le sue caratteristiche, non sia riproducibile, esistono sostituti industriali con formule il pù possibile simili al latte umano per i primi mesi, quando il latte è l’unico alimento ingerito dal bambini, e altri adatti per il periodo dello svezzamento, e il pediatra saprà consigliare quale prodotto usare.

Il seme di una corretta educazione alimentare che potrà durare per tutto il resto della vita, si getta fin dai primi mesi. Anche per quanto riguarda le quantità e gli orari, al cui proposito gli esperti concordano nel dare la preferenza nel dare la preferenza ad una certa elasticità, per cui si può e si deve usare il buon senso, rispettando in limiti ragionevoli l’appetito e le richieste del bambino. Se è allattato al senso è lui stesso a staccarsi quando è sazio. Se è allattato con il bieron, non va forzato a finire la dose preparata quando fa intendere di averne abbastanza.

La regolarità dei pasti, poi, non deve essere rigida. È inutile ed anchecontropoducente svegliare il piccolo da un bel sonno rigeneratore, solo perché è il momento della poppata, né d’altra parte non è il caso di lasciarlo strillare perché è troppo presto. Ma non è nemmeno il caso di offrire cibo ad ogni accenno di pianto che potrebbe essere invece determinato da sete o bisogno d’affetto.