Allergia agli acari: una moderna epidemia

Dott. Stefano Pucci Dott.ssa Fedra Ciccarelli. Unità Operativa Complessa di Allergologia Presidio Ospedaliere di Civitanova Marche (MC)

 L’allergia agli acari è, indubbiamente, un problema di rilievo sociale la cui incidenza sta aumentando negli ultimi anni, non solo per fattori di natura immunologica e ge­netica, ma anche a causa di cambiamenti climatici e modifiche del nostro stile di vita, che stanno in parte favorendo la loro proliferazione. Inverni sempre più miti e umidi, di conseguenza, ne permettono la soprav­vivenza anche in una stagione durante la quale, a causa delle basse temperature, l’esposizione agli acari normalmente si riduce.

allergie invernali     Negli ultimi decenni è aumentato il tempo che si trascorre all’interno di ambienti chiusi mentre le nostre abitazionianche se più pulite rispetto al passato, con l’installazione di moderni infissi e di apparecchiature per il condizionamento e la termoventilazione –  risultano sempre più calde e quasi “sigillate”, con un ricambio d’aria significativamente ridotto, rispetto alle costruzioni del passato.  Tutto ciò com­porta un aumento dei potenziali allergeni, come gli acari e le muffe, che  hanno un ruolo da protagonisti nelle aller­gopatie e stanno assumendo, sempre più, i caratteri di una moderna epidemia.

   Nella polvere delle nostre case è presente l’insidia invisibile e silenziosa degli acari. Puliie domestiche due b braccia non bastanoDiscendenti della famiglia degli aracnidi, sono parenti di in­setti come le zanzare (oltre ai ragni) dalle quali si distin­guono per possedere otto zampe invece di sei. Da almeno tre secoli, l’inalazione della pol­vere delle abitazioni è stata associata alle malattie respiratorie, ma solo nel 1964 stu­diosi olandesi hanno dimostrato un legame diretto tra la presenza di acari nella polvere e il rischio di sviluppare rinite e asma allergica.

   Recentemente è stato dimostrato che la presen­za di 100 acari per grammo di polvere, costitui­sca già un fattore di rischio per diventare allergici. Inoltre, se il loro numero sale a 500 per grammo di polvere, potrebbe addirittura, scatenare una crisi respiratoria. Il pericolo di tale allergia è planetaria: è sta­to calcolato che nel mondo ci sono da 65 a 130 milioni di individui sensibilizzati. Tale sensibilizzazione è la principale causa di asma e per questo motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto l’allergia agli acari come un problema di salute pubblica mondiale.

Acari: conosciamoli da vicino. Umidità, temperatura e nutrimento

pulizie antiacaro  Tre sono le condizioni principali per lo svilup­po degli acari e riguardano l’umidità, la tem­peratura e il nutrimento. Essendo il corpo di questi parassiti costituito per oltre il 50% di acqua, un fattore cruciale che determina la loro crescita è rappresentato dal tasso di umidità presente all’interno delle abitazioni che, per compensare le perdite causate dalla traspirazione, deve essere superiore al 50% al fine di garantire loro la sopravvivenza e tra il 70-80% per consentirne la riproduzione. Un aumento dell’umi­dità relativa causato, ad esempio, dalla cot­tura di alimenti o da una doccia, è sufficiente per la loro moltiplicazione. D’altra parte, la disidratazione degli acari, provocata da una umidità al di sotto della soglia critica, causa una solidificazione delle secrezioni ghian­dolari della cavità buccale, impedendo loro una corretta alimentazione. La temperatura ideale per gli acari è compresa, quindi, tra i 25° e i 30°, condizione che si verifica so­prattutto all’interno dei materassi, a seguito dell’apporto calorico umano.

   Non prolifera­no, invece, al di sotto di 15° e non comple­tano il loro sviluppo al di sopra di giovane donna pulisce la casa35°. La maggior parte degli acari, infine, muore per esposizione a temperature inferiori a -18° e superiori a 60°. Le basse temperature e la scarsa umidità, generalmente, non consen­tono la sopravvivenza degli acari ad altitudini superiori a 1200-1500 metri. Nonostante abbiano necessità alimentari modeste, il loro sviluppo è condizionato, an­che, dalla presenza nel loro habitat di nutri­mento adeguato. La fonte nutritiva principale proviene dalla desquamazione giornaliera di un essere umano costituita da derivati epi­dermici, più che sufficiente a sfamare miglia­ia di acari per almeno 3 mesi.

   Come difendersi.  La bonifica ambientale potrebbe solamente ridurre l’esposizione allergenica e integra­re, nei soggetti allergici, la terapia medica, poiché come anticipato precedentemente, il nemico invisibile delle nostre abitazioni è in grado di adattarsi, test anargallergicisopravvivere e riprodursi anche in condizioni non ottimali. Un’attenzione speciale va riservata alla ca­mera da letto: l’habitat ideale degli acari. Una bonifica ambientale valida non dovrebbe basarsi su un singolo provvedimento, bensì su una serie di misure in grado di modificare il microclima, rimuovere efficacemente la pol­vere e creare barriere fisiche per ostacolare la diffusione e lo sviluppo degli acari. • Cercare di mantenere l’umidità relati­va all’interno dell’abitazione al di sotto del 50%, monitorarla attraverso l’utilizzo di un igrometro, tenendo presente che attività domestiche come la cottura dei cibi ed i bagni caldi, incrementano l’umidità.  Arieggiare quotidianamente le stanze, alzando coperte e materassi, specialmente nella stagione invernale dopo le pulizie, come facevano i nostri nonni.

   Per le pulizie domestiche utilizzare pan­ni umidi e scegliere tra gli aspirapolveri in commercio quelli dotati di filtri HEPA (acronimo dall’inglese High Efficiency Particulate Air fi/ter), che trattengono anche le particelle allergeniche più piccole; sono al contrario di scarsa efficacia i depuratori per ambiente, in quanto gli allergeni degli acari tendono a depositarsi a terra rapidamente, già dopo 15 minuti.

 Rivestire materassi e cuscini di fodere lava­bili antiacari.  Eliminare, almeno dalla camera da letto, gli oggetti che trattengono la polvere (ten­daggi, tappeti, mobili con imbottitura ecc.) e preferire arredi con superfici facilmente lavabili. Cambiare la biancheria del letto settima­nalmente e lavarla a temperature non inferiori ai 60°. È importante sottolineare, infine, che non è consigliabile l’uso di acaricidi chimici, a causa della loro discussa efficacia.