13. Quale aiuto per il giocatore patologico?

La prevenzione potrebbe evitare l’ampliamento graduale della popolazione a rischio di dipendenza dal gioco. Le istituzioni educative potrebbero essere coinvolte nel progettare dei programmi educativi che, così come accade oggi relativamente al fumo, alla guida automobilistica e alle droghe, per permettere alla popolazione più giovane di conoscere questa realtà, aiutandola a sviluppare un approccio responsabile al gioco.

Il recupero è certamente possibile pur prospettandosi come faticoso, lungo e complesso. Gli approcci che appaiono più utili prevedono terapie individuali ma anche familiari e di gruppo, promuovono gruppi di auto-aiuto, offrono un sostegno anche da un punto di vista legale. I trattamenti più vincenti risultano essere cioè quelli eclettici, che prevedono l’intervento e la collaborazione di diversi professionisti.

La richiesta di aiuto da parte del soggetto interessato o di una persona a lui vicina consente un aiuto psicologico. Senza questa richiesta, non vi è alcuna possibilità di aiutare un potenziale giocatore patologico. Avvenuto il contatto con lo psicoterapeuta si può intervenire sul giocatore e/o su uno o più familiari. La strategia terapeutica più indicata prevede la combinazione dei seguenti trattamenti: Tecnica cognitivo-comportamentale; Riunioni di gruppo (psicoterapia di gruppo o gruppi di auto-aiuto tipo-Gamblers Anonymous; – Psicoterapia intersociale bifocale;- Somministrazione di uno psicofarmaco ansiolitico o betabloccante (per contenere la crisi di astinenza) e somministrazione di un antidepressivo; Riorganizzazione dello schema di vita nelle seguenti unità: tempo dedicato alla famiglia, al sociale, al riposo, al lavoro.

Nell’intervento sul giocatore si metterà in atto un processo di aiuto specifico che porterà alla riduzione della frequenza di giocate, alla riduzione delle somme scommesse, all’affievolimento della dedizione al gioco; in poche parole si tenterà di recuperare l’aspetto ludico del gioco, ovvero il piacere in esso contenuto. Inoltre non meno importanti, saranno gli interventi sull’impulsività del giocatore, sui suoi periodi di stress (e la gestione di questi) e gli eventuali periodi di depressione. Ci saranno interventi tesi ad aumentare la stima (bassa in alcune di queste persone), a modificare eventuali pensieri o azioni legate al suicidio (20% dei giocatori), a mettere dei punti fermi e delle priorità nella vita del giocatore ristrutturando i concetti del valore del denaro, del senso della famiglia, del lavoro. Infine vi sarà un follow-up, un incontro a distanza di tempo dalla fine della terapia con lo psicologo, per valutare se il giocatore patologico è riuscito a mantenere il suo nuovo ruolo di “persona che decide di scegliere se giocare (come, quando e quanto) o no”. L’intervento con i familiari del giocatore patologico è teso a far sì che attraverso la modifica dei comportamenti che questi hanno abitualmente col giocatore, si vada a modificare il comportamento di quest’ultimo.

È stato sostenuto come spesso il partner di un giocatore problematico assuma, sia pure inconsapevolmente, il ruolo di co-dipendente. Inizialmente il partner giocatore appare come una persona attiva, piena di risorse, fortunata, brillante e generosa (tende infatti a condividere le sue vincite con gli altri acquistando regali, offrendo cene etc). La sua attività di gioco è percepita come positiva o comunque innocua. Quando il gioco inizia ad intensificarsi (e quando di conseguenza le perdite diventano più frequenti) il giocatore inizia a mentire: parlerà ed enfatizzerà esclusivamente le vincite, utilizzerà il denaro messo da parte dalla famiglia, mentirà sui prestiti richiesti e sui debiti contratti. Quando lo stile di vita comincerà a modificarsi in modo più visibile (assenze del coniuge più frequenti e lunghe, diminuito interesse per le vicende familiari, telefonate di creditori che esigono la restituzione del prestito) e le giustificazione che il giocatore fornisce non sono più sufficienti, la verità emerge.

Il giocatore dipendente, che ha giurato al coniuge che non giocherà mai più, mai più, che ha avuto aiuto con prestiti, ricomincia dopo poco a giocare e, non potendo più chiedere contare su proventi familiari è portato a compiere anche azioni illegali, quali falsificare assegni o compiere furti sul lavoro. A queste azioni fanno seguito, inevitabilmente, le prime denunce, i primi arresti. Spesso sono proprio eventi di questo genere che spingono alla decisione di richiedere un aiuto professionale. Questo diventa l’unica possibilità per tentare di ricostruire un sistema familiare non in grado di gestire una situazione di disagio. I familiari del giocatore, non devono sentirsi in colpa di quanto avviene, infatti non è detto che con il loro amore risolvano problemi così specifici di cui il giocatore non avverte l’aiuto.

Sul piano farmacologico, benché il gambling sia in fondo un disturbo d’ansia, viene curato con antidepressivi. I farmaci più impiegati sono gli inibitori della ricaptazione della serotonina, anche se gli studi che ne dimostrano l’efficacia sono ancora pochi. Meno usati sono gli stabilizzatori dell’umore, come il litio e la carbamazepina, consigliabili soprattutto quando il gioco patologico è solo una delle espressioni di un disturbo bipolare.