Con la primavera tornano i pollini nell’aria e i tanti italiani affetti da allergia si trovano a fare i conti con problemi al naso, agli occhi e alle vie respiratorie. I disturbi si protraggono fino analisi per le allergieall’estate e oltre. “L’allergia è una risposta difensiva anomala ed esagerata del nostro sistema immunitario, che si verifica quando un individuo, geneticamente predisposto, entra in contatto con una sostanza esterna, un allergene, che per la maggior parte dei soggetti sani è innocua”, spiega Sandra Baldacci dell’Unità di ricerca di epidemiologia ambientale dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Le allergie possono essere perenni, come nel caso di quelle agli acari o al gatto, o stagionali, come nel caso dei pollini o delle muffe”.

  Circa il 10-40% della popolazione mondiale è affetta da una o più condizioni allergiche (World Allergy Organization White Book on Allergy 2013 Update); in Europa l’asma colpisce circa 30 milioni di bambini e adulti sotto i 45 anni (European Respiratory Society’s White Book), mentre in Italia la rinite allergica interessa il 25,8% della popolazione ed è in forte aumento rispetto al 16,8% degli anni ’90 (R. De Marco et al. Eur Respir J 2012). “Non sono ancora del tutto chiari i motivi dell’incremento delle allergie, in rapida crescita fin dagli anni ’60. La causa non dipende solo dal fattore genetico, sicuramente concorrono gli stili di vita, quali le eccessive condizioni igieniche e l’abuso di antibiotici, e fattori ambientali, come l’esposizione agli inquinanti dell’aria e la provata sinergia tra pollini e inquinanti”, sottolinea Sandra Baldacci. “L’aumento della temperatura media ha determinato poi il prolungamento del periodo di pollinazione di molte piante, alcune specie hanno raddoppiato il numero di pollinazioni e altre hanno anticipato il periodo di fioritura, con conseguente prolungamento della sintomatologia”.signora allergica ai fiori

  Per chi soffre di questi disturbi è un vero assedio: in primavera ci sono i pollini degli alberi (Betulacee, Corylacee, Fagacee, Oleacee, Cupressacee); in estate si attivano le Graminacee, le erbe selvatiche e gli alberi d’olivo; in autunno, infine, subentrano le Composite (ambrosia, tarassaco, assenzio, margherite) e le muffe. “Bisogna considerare che le allergie possono manifestarsi a qualsiasi età, anche se in genere i primi disturbi si avvertono tra i 10 e i 30 anni. Per questo motivo è importante che l’allergia venga diagnosticata il più precocemente possibile, in modo da avviare un trattamento preventivo e minimizzarne l’impatto, come l’insorgere dell’asma bronchiale”, avverte Sara Maio dell’Ifc-Cnr.

    Ecco qualche consiglio per evitare i fastidi provocati dai sintomi. “È bene evitare le sostanze che causano le reazioni allergiche, adottando qualche accortezza durante il periodo di pollinazione: consultare i calendari pollinici per essere a conoscenza dei vari periodi di attività delle piante; preferire le uscite in prima mattina o in tarda serata quando i pollini sono meno concentrati; fare attenzione ai temporali primaverili o estivi, che potrebbero causare la rottura dei granuli pollinici; all’aperto indossare occhiali da sole, che proteggono dai pollini gli occhi già irritati”, suggerisce Sara Maio.

La miglior gestione della malattia allergica è comunque l’educazione del soggetto affetto a prevenire le riacutizzazioni, riconoscere i fattori di rischio, evitare l’esposizione alle fonti”, consiglia Sandra Baldacci. Anche a questo scopo è stato avviato il progetto Ais Life, una ricerca svolta tra Pisa, dove è stata condotta dall’Unità di ricerca di epidemiologia ambientale polmonare dell’Ifc-Cnr, Parigi, Vienna, e finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del programma Life, con il coordinamento del Dipartimento di scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze. L’obiettivo dello studio, che ha confermato l’impatto clinico di questa malattia, è di migliorare la qualità della vita di chi soffre di allergie: dai dati emersi dal campione internazionale risulta infatti che il 25,3% ha limitazioni quotidiane al lavoro, a scuola o in altre attività.

Diego Vaggi Fonte: Sandra Baldacci, Istituto di fisiologia clinica, Pisa,

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