I food trends (tendenze alimentari), nonostante l’Italia giochi le sue carte per rimanere nei Paesi guida della moda e del life-style, atterrano in Eurpa provenienti dagli Stati Uniti, come il successo degli ingredienti “etnici” nei cibi, passa qua­si sempre da New York, prima di atterrare in Europa.

cibi etnici presentati da ragazze tedesche  Le tendenze americane sono associate a ideali di fitness (benessere) oppure di consumo ludico e si adattano e contaminano con più o meno faci­lità e rapidità il gusto italiano. Un lento processo d’internazionalizzazione dei consumi alimentari, partito decenni fa con l’hamburger e passato attraverso il sushi, ha introdotto anche da noi alimenti che facevano sorridere i nostri geni­tori: da vari frutti esotici, alla mixology (versione moderna dell’american bar), dai cereali andini al ramen (zuppa giapponese). Le opportunità di consumo si sono moltipllcate, le esigenze sono cambiate, i cooking show han­no divertito e proposto modelli nuovi, i blog e i social hanno sostituito il ricettario della nonna. Le nostre convinzioni e le nostre scelte quando mangiamo fuori o riempiamo il carrello della spe­sa non sono più quelle di dieci anni fa.

  I dati statistici lo confermano. Tra le ultime e più complete indagini il “Rapporto Coop 2017” realizzato con la collaborazione di “REF Ricerche” e molti altri istituti d’indagine mostra i nostri nuovi gusti alimentari.  Il 2017 è stato l’anno in cui la spesa per alimentari ha smesso di scendere e la maggioranza degli italiani si è lasciata alle spalle la caccia alle pro­mozioni e ha voglia di qualità e di nuovo (70%), II carrello dei piccoli lussi, forte dei suoi filetti di pesce, funghi, caffè in capsule e vini doc supera l’8% di crescita.

  Per cosa in particolare siamo disposti a spendere di più? Per i prodotti che sono o si pre­sentano come più cibi tradizionalisalubri e naturali, healthy. C’è un vero e proprio effetto sostituzione verso le varianti più “healthy” degli alimenti, in qualsiasi forma e maniera, a partire dai prodotti di base: le uova di galline allevate in batteria, cedo­no spazio (-8,2%) a quelle allevate a terra (+15%). Un altro rapporto per l’anno 2017, quelle dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare pubblicato a febbraio 2018 fornisce il dettaglio sulle preferenze tra i carboi­drati. I prodotti “integrali” prendono via via il posto di quelli comuni. Si compra meno la pasta di semola “raffinata” (-1,6%), ma crescono molto la pasta integrale (+17%), il riso integrale (+20%) e anche il farro e i prodotti di farro (+20%). I prodotti integrali in genere, come per esempio i biscotti integrali (+ 14%), continuano l’ascesa iniziata cin­que anni fa.

   Il giudizio sinte­tico per questa riscoperta dei cereali integrali, dal punto di vi­sta medico, è so­stanzialmente po­sitivo. Il consumo, anche non esclusivo, di carboidrati integrali aiuta nel lungo periodo a prevenire il diabete di tipo due, che è una condizione ende­mica nella terza età, limita un po’ le calo­rie assunte, favorisce il transito intestinale. Peraltro il mantra del cibo quasi come terapia oltre che come piacere, ha determinato soprattutto delle new entry, novità alimentari nel nostro menu. Tra queste ci sono passioni per dei cibi speciali dalle tante doti curative o capacità nutrizionali. Sono elisir da mettere nel piatto che si chiamano superfood. 

  Sapore di mare. Con la cucina nipponica e le preparazioni fusion della cucina globale (i locali nippo-brasiliani o nippoperuviani, sono tra le proposte in voga della cucina etnica) si sono diffusi vari tipi da alghe.

In Giappone le alghe sono un ingrediente indispensabile, e le alghe della varietà ararne, l’alga kombu e l’alga nori, sono di tendenza anche da noi perché utilizzate nel sushi, nella preparazione di nigiri, onigiri e zuppe di miso. In generale, hanno un ventaglio ottimo di micronutrienti, ma non troppo dissimile da altri prodotti di origine marina, almeno per chi segue una dieta varia. Sono ricche di calcio (abbondante nei latticini), di ferro (presente nelle carni, nei legumi, in alcuni pesci), di iodio (presente nei prodotti ittici). Possono contenere omega 3 e sono ipocaloriche.

Tutte le alghe contengono anche una forma di vitamina B12, al momento ritenuta però poco assimilabile dal corpo umano. Sembra che l’alga clorella ne contenga di qualità migliore. Dato che la vitamina B12 è un micronutriente essenziale ed è contenuta quasi esclusivamente negli alimenti di origine animale, per chi segue una dieta vegana, le alghe offrono caratteristiche sicuramente più uniche che rare. Non sono adatte in chi ha problemi d’ipertiroidismo.

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