Continua da: Che bello il bio! sinonimo di salute. Ma consumare biologico e km. zero è davvero utile? “Il problema globale della fame nel mondo o anche, più semplicemente, la questione dell’adattamento ai veloci cambiamenti climatici non possono essere risolti con il ricorso a coltivazioni biologiche”, conclude il direttore del Disba-Cnr.

‘Biologico’ e ‘km zero’ sono termini sempre più presenti nella nostra quotidianità, dal cibo al vestiario, dall’igiene alla cosmesi. Negli ultimi anni il bio cioè quel tipo di agricoltura che non usa frutta e verdura a chilometri zeroprodotti chimici e sfrutta la naturale fertilità del suolo, con il suo fratello minore, il km zero, sono arrivati prepotentemente sulle nostre tavole e nei supermercati. Mangiare, vestire e comprare bio è divenuto sinonimo di salutare e di correttamente ecologico. Come mai è aumentato il mercato di questi prodotti nonostante i maggiori costi e prezzi finali rispetto all’agricoltura tradizionale?

“A determinare il prezzo più elevato dei prodotti bio sono le rese minori rispetto alle produzioni agricole convenzionali dovute alla rinuncia alle fertilizzazioni chimiche e la maggior incidenza del danno da parassiti, che non possono essere contrastati con gli insetticidi”, spiega Francesco Loretodirettore del Dipartimento di scienze bio-agroalimentari del Cnr. “C’è poi la maggior incidenza dei costi di manodopera necessaria per il controllo degli infestanti con mezzi fisici e la necessità di rotazioni agrarie con periodi di riposo dei terreni (set-aside). Coltivare biologico vuol dire produrre meno e con meno input energetici e nutritivi”.

  Anche il km zero, che predilige l’alimento locale e più vicino fisicamente alle nostre tavole, ha costi più alti dell’agricoltura tradizionale. Ciò nonostante, in molti non hanno intenzione di rinunciare alla qualità del cibo che mettono in tavola. “È possibile che la disponibilità di prodotti di filiera corta anche nella grande distribuzione permetterà agli italiani di far coincidere tutte le loro aspirazioni di risparmio, salute ed ecologia”, osserva Antonio Coviello dell’Istituto di ricerche sulle attività terziarie del Cnr di Napoli.

  Ma, consumare biologico e km. zero è davvero utile? “I dati scientifici a supporto o discredito di questo nostro bisogno di certezze vanno vagliati tenendo conto della complessità del tema” conclude Loreto. “Il problema globale della fame nel mondo o anche, più semplicemente, la questione dell’adattamento ai veloci cambiamenti climatici, non possono essere risolti con il ricorso a coltivazioni biologiche”.

Anna Maria Carchidi Fonte: Silvia Caravita, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Roma

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